AGROALIMENTARE

IL BUON CIBO CHE FA BENE ALLA SALUTE E AL PIL

A marzo 2020, durante la dura fase del primo lockdown, la gente è corsa a fare scorta di cibo, non di vestiti o di altre merci. La riflessione di Valter Giacomelli, vicepresidente di Coldiretti Brescia, pone con semplice efficacia la dovuta attenzione al cibo. Un settore sul quale la pandemia ha contributo a farci maggiormente riflettere. Tanto che l’agroalimentare è diventato la prima ricchezza dell’Italia, esprimendo un valore pari al 25% del Pil con 538 miliardi di euro raggiunti dall’intera filiera, dal campo alla tavola. Risultato al quale concorrono quattro milioni di lavoratori impegnati in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Dati presentati nei giorni scorsi dal presidente della Coldiretti, il bresciano Ettore Prandini, intervenendo all’incontro «Food Coalition: la sfida della nutrizione in tempo di pandemia». Un successo per il settore confermato dal record storico nelle esportazioni, cresciute dell’11,2% nei primi sei mesi di quest’anno, con la prospettiva di raggiungere la cifra record di cinquanta miliardi di euro di export. Dovrebbe essere un’occasione da non sprecare per incrementare la conoscenza e la diffusione di un’alimentazione sana, ad iniziare dai bambini e dai ragazzi. Un salto culturale che aiuterebbe la salute di tutti e ridurrebbe impegno e costi del sistema sanitario. Ci avvicineremmo all’esortazione di Ippocrate: «Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo».

Adriano Baffelli

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