FONTI E CONSUMI

Il metano galoppa, il petrolio rallenta

di Franco A. Grassini

Quando consideriamo con attenzione quanto il prezzo delle diverse fonti energetiche incide sul costo della vita di una famiglia normale, giustamente ci preoccupiamo – e in questo periodo anche parecchio – vedendo quanto il prezzo dell’energia domestica aumenta. Va riconosciuto e bisogna esserne ben consapevoli , che il rincaro si ripercuote su molti altri beni di consumo e, di conseguenza, gli allarmi e le richieste di intervento governativo non sono di certo infondate, pur se forse un pochino eccessive e sguaiate. Per questo vale la pena prendere atto che, separando dal resto il caso molto particolare e quasi fuori controllo del metano, la situazione in generale per le altre fonti energetiche sta migliorando.
Soprattutto se ci rapportiamo al consistente incremento registrato in occasione dello scoppio della guerra russo-ucraina. Il petrolio, la fonte energetica più popolare, ma non unica, è passato da 200 dollari al barile agli attuali 90 dollari circa, un po’ scarsi. Il problema dell’approvvigionamento di questo tipo di idrocarburo non è, per altro, risolto, dato che non solo il mondo è in continuo movimento, ma i fattori che incidono sul prezzo delle diverse fonti di energia sono molteplici e spesso imprevedibili. Un esempio che può sembrare strampalato e non lo è: rimanendo all’oro nero, vanno tenuti d’occhio gli uragani che devastano zone ove il petrolio viene estratto. Forme eccezionali di maltempo sono in grado di far crescere il prezzo del barile. In tale situazione, quasi certamente anche i fornitori delle altre fonti energetiche eleverebbero i loro prezzi. Anche gli equilibri politici nei Paesi produttori di petrolio hanno un notevole peso sul mercato. Un accordo relativo al controllo della Islamic Revolutionary Guard e all’energia nucleare in Iran, che sembrerebbe vicino, riporterebbe sul mercato internazionale un produttore molto consistente e, quasi certamente, una probabile riduzione del prezzo del barile di petrolio. La Cina, com’è facilmente intuibile influente soggetto dell’economia mondiale e della domanda di combustibili, cambia continuamente le proprie politiche anche in tema di energie da utilizzare. In particolare negli ultimi tempi Xi Jinping ricorre a misure per rafforzare l’urbanizzazione che, ovviamente, accresce i consumi di energia. Vi è, inoltre, un non trascurabile gruppo di operatori che, per motivi ecologici, da molto tempo sostengono che sia meglio utilizzare gas naturale e altre fonti di energia al posto del petrolio. Non tutti gli ecologisti però condividono questa tesi, perché le emissioni da riscaldamento prodotte bruciando metano si riversano comunque nell’atmosfera e influiscono negativamente sul clima, già messo a dura prova negli ultimi decenni. Ma quali possono essere le alternative? Misure severe per evitare gli sprechi sono certamente necessarie, ma non sufficienti. Occorre immaginare nuove tecnologie. Se il prossimo governo, quello che in Italia si formerà dopo il voto del 25 settembre, dedicherà sufficienti risorse, monetarie e umane, per svilupparle, possiamo essere ottimisti e anche sperare che l’Italia riesca ad avere un ruolo di primo piano in tale delicato e strategico settore.