editoriale

IL mondo a pezzi che tarpa lo sviluppo

di Franco A. Grassini
SCENARI GLOBALI

Ci eravamo abituati, a partire dal XIX secolo, a considerare il mondo sempre meno diviso dal punto di vista economico, anche se certamente le guerre non mancavano e rallentavano lo sviluppo per periodi più o meno lunghi. Le barriere doganali erano un ostacolo sempre più facilmente superabile quando si avevano prodotti nuovi. In pratica, mercati sempre più ampi davano luogo ad economie di scala. Ne derivava maggiore produzione, con diffusione dei consumi e del benessere nei Paesi che non si isolavano. La situazione ora si sta radicalmente modificando.
La Cina, dopo una fase nella quale le esportazioni verso il mondo occidentale erano, data la debolezza della domanda interna, una necessità, sta utilizzando la propria politica commerciale per finalità non rigorosamente economiche. Certamente anche il Covid-19 spinge in questa direzione. C’è, poi, da osservare che, come ha posto in evidenza un noto economista di Harvard, Dani Rodrik, a ogni dollaro di maggior produzione che si verifica per effetto degli scambi internazionali si accompagna un ammontare cinque volte superiore di redistribuzione del reddito sempre a beneficio dei più benestanti. Una situazione del genere determina reazioni sindacali e politiche che non si va lontani dal vero a considerare protezionistiche. Queste tendono a chiudere i confini non sempre solo con barriere doganali. Un’ulteriore spinta al fare da soli viene dalle tecnologie più avanzate. Queste consentono di lavorare da casa mantenendo rapporti e informazioni anche da lontano e dando, quindi, a chi le impiega, la sensazione di non essersi isolati. Ci sono, poi, molti Paesi in via di sviluppo che vogliono fare tutto da soli per cancellare la memoria di un passato nel quale erano delle colonie sfruttate da chi le dominava. Molti di loro pensano che il mondo economico sia dominato dai monopoli occidentali o orientali e vogliono, quindi, non sottostare al loro potere. La domanda che occorre porsi riguarda se questo mondo fatto in pezzi sia migliore oppure peggiore di quello dell’economia globale. Il buon sviluppo, che questa ha prodotto grazie alle specializzazioni realizzate e all’ampiezza dei mercati, fa propendere a favore dell’economia globale. I pezzi, quindi, andrebbero rimessi assieme. Non si deve dimenticare che l’orgoglio del saper fare da soli, in particolare per i più deboli, è anche un valore e, di conseguenza, non pare opportuno cancellarlo del tutto.