LE NUOVE REGOLE

Il nemico in casa: convivere con il covid

di Antonio Troise

Ci siamo. Dopo quattro ondate pandemiche e numerose varianti del virus costate la vita, almeno per il momento, a circa 160 mila italiani, da domani si volta davvero pagina. In Italia finisce finalmente lo stato di emergenza, cadono molti degli attuali divieti, va in soffitta il sistema dei colori regionali. Verrebbe da tirare un grande sospiro di sollievo se non fosse che, mai come questa volta, «del doman non c’è certezza». Basta scorrere le opinioni dei più importanti scienziati, virologi ed esperti per rendersi conto che siamo ancora in presenza di una vera e propria babele di linguaggi. C’è chi si affretta a declassare il Covid19 a semplice raffreddore stagionale. E chi, invece, teme l’insorgere di ulteriori varianti e gli improvvisi colpi di coda di una malattia che si è rivelata micidiale. C’è chi pensa che grazie ai vaccini e alle nuove cure appena messe a punto saremo sempre più in grado di tenere a bada il coronavirus e di sconfiggerlo in via definitiva. E chi, invece, teme che una nuova variante possa farci ripiombare all’improvviso in un nuovo incubo sanitario. L’unica reale e concreta certezza, in attesa di un verdetto definitivo da parte dell’articolata comunità scientifica mondiale, è che con il coronavirus dobbiamo rassegnarci a imparare a convivere. E c’è anche chi usa, con una certa appropriatezza di linguaggio, un termine preciso per identificare il fenomeno: il Covid19 diventerà (o forse lo è già) «endemico». Ma non bisogna lasciarsi condizionare dal potere, più o meno rassicurante, delle parole. Tecnicamente un virus endemico non è altro che un'infezione in cui il numero di persone che si può ammalare e quello che trasmette il contagio è stabile, non aumenta né diminuisce. L'influenza, giusto per fare un esempio, si può considerare endemica. Ma lo è anche la malaria che, in Africa, registra ogni anno 500mila vittime. E lo è stato, in passato, anche il vaiolo, con centinaia di milioni di morti, prima che venisse scoperto il vaccino.L'uscita dallo stato di emergenza non può e non deve significare, automaticamente, che possiamo abbassare la guardia e considerare chiusa la pratica Covid. L'incremento dei contagi, dei ricoveri e, purtroppo, anche delle vittime negli ultimi giorni stanno lì a ricordarci, con la crudezza dei numeri, che il "mostro" è ancora fra di noi. Lo ha ricordato perfino l'Oms che ha giudicato troppo frettolose le riaperture italiane. E allora? Semplice: dovremo imparare a convivere con il virus che ci ha stravolto la vita in questi due anni . Abituandoci, ad esempio, ad un ciclo di vaccinazione periodica per i soggetti più fragili, se le evidenze scientifiche lo consiglieranno. O ad adottare comportamenti prudenti nel caso in cui il Covid dovesse riprendere piede. O, ancora, indossando le mascherine nei luoghi più affollati. Per essere ancora più espliciti, la strada per il ritorno alla normalità è ancora lunga. È vero che da domani non ci saranno più i Dpcm a decidere sulle nostre libertà individuali. È anche vero, però, che saranno i comportamenti dei singoli a determinare la vita di tutti. Per questo è ancora più importante un'informazione corretta ed equilibrata sulla pandemia, in grado di mettere i cittadini nelle condizioni di adottare le scelte più razionali. Solo così potremo davvero sconfiggere quel virus che da due anni ha stravolto le nostre vite e tornare, almeno da questo punto di vista, alla tanto desiderata normalità.