LA SFIDA ULTERIORE

Il sentiero stretto e i limiti al debito

di Carlo Pelanda

Torna il «sentiero stretto», termine utilizzato dal ministro dell’Economia Padoan anni fa, tra condizionalità ordinativa europea e spazio per la spesa pubblica italiana: è finito il tempo in cui la seconda poteva godere di una politica monetaria accomodante e di concessioni per ricorrere al deficit di bilancio lasciando aumentare il debito. Va detto che la nuova condizionalità sarà più morbida della precedente nel senso di «negoziabilità». Esempi: per attivare lo scudo antispread, la Bce ricorrerà a interlocuzioni informali e flessibili con la nazione interessata per definire i vincoli di bilancio richiesti prima di eventualmente passare il dossier al Meccanismo europeo di stabilità (Mes) che è disegnato per imporre vincoli formali strettissimi agli Stati europei in difficoltà per finanziare la loro salvezza. Così come l’Ue ha accettato di revisionare il Patto di stabilità nel 2023, con una certa disponibilità a compromessi politici che tengano conto delle diverse specificità nazionali. Tuttavia, pur un po’ meno stretto, il sentiero richiederà una riallocazione sostanziale dei capitoli di spesa pubblica per renderla tendente al pareggio, impostata per ridurre il debito e renderla più produttiva di crescita. Tale probabilissimo scenario renderà molto difficile l’azione di governo per chiunque vinca le elezioni. Per esempio, l’assistenzialismo avrà limiti molto stringenti così come la riduzione eventuale delle tasse dovrà essere bilanciato da compressioni di altri capitoli.Un’anticipazione di tale scenario è stata visibile nella pressione dell’Ue sul governo Draghi in primavera: niente scostamenti di bilancio per far fronte alle emergenze. Un altro esempio è la condizionalità durissima e millimetrica imposta dall’Ue sul fronte. Molti analisti si chiedono come agirà la politica italiana in questo sentiero stretto, al momento temendo un disordine penalizzante per l’economia. Un timore, pur non infondato, esagerato. Ma lo si potrà valutare dalle comunicazioni in campagna elettorale, sperabilmente prudenti e realistiche.