RIFORMA DEL FISCO

Il taglio dell'Irpef arriva davvero

di Federico Guiglia

L’accordo fra i partiti è stato raggiunto. Quando dalle parole si passerà alla legge di Bilancio, la riforma fiscale che ne verrà fuori manderà in archivio il chiacchiericcio con cui per anni i governi hanno promesso di abbassare le tasse, non avendolo mai fatto. Questa volta, invece, l’intesa prospettata dalla maggioranza-Draghi punta sulla spina dorsale dell’economia italiana, il tartassato ceto medio. Lo fa semplificando le aliquote da 5 a 4 e intervenendo proprio su quelle che più interessano i contribuenti maggiormente spremuti. Si cancella la soglia del 41% prima dell’ultimo e confermato scaglione che resta al 43%, e si riducono dal 38% al 35% e dal 27% al 25% altre due aliquote, cioè quelle che si applicano ai redditi da 15 a 55 mila euro all’anno. La scure sull’Irpef «sarà strutturale», annuncia il governo e già si calcola un beneficio di oltre 700 euro all’anno per i cittadini. Sul nuovo fisco, che presuppone una spesa di 7 miliardi per tagliare le tasse dal 2022 e 1 miliardo per eliminare l’Irap per autonomi e professionisti, nicchiano i sindacati, perché il cambiamento non andrebbe incontro alle esigenze dei lavoratori e dei pensionati. Anche Confindustria chiede una «convocazione urgente» e paventa una «mancanza di visione», sottolineando che la novità non migliorerebbe la competitività delle imprese. La discussione è appena iniziata. Ma con una piccola, grande differenza: oggi si discute su una riforma concreta in arrivo, non più sugli annunci tanto roboanti quanto inconsistenti del passato.