L’EDITORIALE

Incuria e dolo piaghe del Paese

Non siamo un popolo fatto per la manutenzione e nemmeno per la prevenzione: siamo fatti per l'inaugurazione. Le inaugurazioni ci riescono magnificamente, siamo maestri nel mondo: che si tratti di un museo, una mostra, un'opera pubblica, un ponte, un palazzo, siamo sapienti nella cerimonia, nel taglio del nastro, nella benedizione del vescovo, e nella ripresa televisiva, che rende tutto il popolo partecipe alla cerimonia come se fosse presente in loco. Perfino le nostre autorità, che quando sono intervistate parlano una brutta lingua, con sintassi sgangherata, nelle inaugurazioni parlano bene, con eleganza, con buona retorica: forse si fanno scrivere il discorso da qualche scrittore amico, fatto sta che i discorsi delle inaugurazioni sono spesso belli. Quando si tratta di far bella figura, i nostri governanti si dannano l'anima. Ma nella manutenzione non c'è niente in ballo, non ci sono voti, non c'è consenso, non c'è applauso: e i nostri governanti, che si tratti di un ponte, di un viadotto, di un'autostrada o di una funivia, se ne dimenticano.Ecco perché crolla il ponte Morandi o la cabina della funivia di Mottarone. Dopo il crollo, si scopre che la colpa è di un dirigente, di due, di tre, di altri. Che l'incuria durava da settimane, da mesi, da anni. Che l'incidente poteva succedere da tempo in ogni momento: non sono sfortunati i poveri disgraziati che ci rimangono secchi adesso, ma sono stati graziati tutti quelli che da tanto tempo passavano per quella struttura. E perché non c'era manutenzione e non c'era prevenzione? Perché costano. Ci sono scappati i morti, prevedibilissimi. Dunque i morti costano meno. Nel trascurare prevenzione e manutenzione c'è un risparmio. E la spinta a spendere meno è fortissima quando si esce da un periodo in cui si è speso molto o si è guadagnato poco. E questo è quel periodo: noi usciamo dalla pandemia. Ci abbiamo rimesso tanto. Abbiamo bisogno di rifarci subito. I 14 morti sono il prezzo che paghiamo per ripartire. Prezzo cosciente? Ahimé sì. La cabina aveva problemi da più di un viaggio, ballava e tremava, ma fermarla voleva dire perdere l'incasso, e questa ipotesi è stata scartata. Un dirigente dice che anche un suo figlio ha viaggiato su quella cabina. Gli credo. Ma questo non significa che il viaggio era sicuro, significa che anche i dirigenti erano stretti nella morsa.

Ferdinando Camon

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