Scenari

Inflazione in discesa Ma pure il Pil

di Antonio Troise

Per l’economia l’inverno è arrivato con un netto anticipo. La grande gelata, per la verità, era stata avvertita, qualche settimana fa, dai barometri dell’Istat, che avevano messo nero su bianco un brusco calo del Pil nel terzo trimestre. Ieri è giunta la conferma dell’Osce, che ha rivisto al ribasso le stime della crescita, allo 0,9% nel 2023 e allo 0,8% nel 2024, quasi mezzo punto in meno rispetto ai numeri del governo. Si dirà che siamo in buona compagnia, dal momento che il copione è lo stesso per l’eurozona: anche qui l’organizzazione parigina ha ritoccato le previsioni, portandole, rispettivamente, allo 0,8 e all’1,3%. Migliori rispetto alla performance italiana ma decisamente deludenti rispetto a quello che sta avvenendo sull’altra sponda dell’Oceano, dove gli Stati Uniti hanno di fatto riacceso i motori. Nel terzo trimestre, giusto per confrontare dati omogenei, la crescita è stata corretta al rialzo, dal 4,9 al 5,2%. Insomma, gli americani viaggiano cinque volte più rapidi rispetto al Vecchio Continente. Merito della montagna di denaro pubblico messo a disposizione delle imprese e per sostenere i consumi. Ma anche di un sistema economico e produttivo più reattivo e meno ingessato e regolamentato di quello europeo. Le uniche note positive arrivano dall'inflazione che ha, finalmente, invertito la rotta dopo l'impennata del 2022. Quest'anno dovrebbe fermarsi al 4,6%, per scendere con gradualità al 3,1% nel 2024 e al 2,5% nei dodici mesi successivi. A un passo, insomma, da quella soglia del 2% che è l'obiettivo della politica monetaria della Bce. Ed è proprio qui il nodo da sciogliere. Con un'economia che rallenta e con i prezzi che ormai tendono a stabilizzarsi, è proprio necessario mantenere alti i tassi di interesse? C'è anche un'ulteriore dato che dovrebbe spingere ad allentare la morsa del credito: il rapporto fra euro e dollaro è al momento fortemente sbilanciato a favore del Vecchio Continente. Una iper-valutazione dettata non tanto dai fondamentali dell'economia, che come abbiamo visto sono favorevoli agli americani, ma proprio dalle previsioni di un possibile ribasso dei tassi di interesse da parte della Bce.Per ora, dall'istituto di Francoforte si continua a smentire qualsiasi ipotesi di taglio. L'inflazione è ancora sopra la norma, spiegano i «falchi» dell'istituto centrale, a partire dal capo della Bundesbank, Joachim Nagel. Ma è evidente che per rimettere in sesto l'economia europea bisognerà, in tempi brevi, rivedere questa politica e, magari, allentare la stretta nei prossimi 4 o 5 mesi. Nel frattempo, all'Italia non resta altro da fare che continuare sulla linea del rigore nei conti pubblici e, soprattutto, spingere su quelle riforme che l'Ocse chiede a gran voce: dalla giustizia civile alle liberalizzazioni fino ai servizi alle imprese. Tutte cose da fare aspettando che la Bce si decida a dare un segnale più forte a favore della crescita.

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