IL CASO

L’alunna bendata e la scuola sconfitta

A Verona, in un liceo in centro, una professoressa sta interrogando una ragazza. Siamo in dad, didattica a distanza. La ragazza è collegata via computer, e risponde dalla sua stanza. Risponde bene. Così bene che la docente ha il sospetto che la ragazza non trovi le risposte nel suo cervello, ma le stia leggendo da qualche strumento a sua disposizione, un libro, un telefonino, qualche foglio di appunti, insomma un testo che la ragazza tiene davanti agli occhi, ma defilato, in modo che lei può vederlo ma la professoressa no. E così la professoressa vuol fare la prova del nove: ordina alla ragazza di bendarsi gli occhi con una sciarpa, in modo da non vedere nulla. Cosa che la ragazza fa. Un suo amico scatterà una foto della ragazza bendata, e la metterà in internet. Dove anche noi adesso la vediamo. È una benda spessa, larga, opaca, nera. La ragazza, molto carina, non perde nulla della sua bellezza, anzi la faccia bendata le accresce fascino e mistero. Resta però la domanda: può un insegnante far bendare una sua alunna? Può con questa iniziativa comunicare a lei e di conseguenza a tutti i suoi compagni il messaggio: questa alunna mente, imbroglia, non mi fido di lei, vuol cavarsela con un trucco? Pensa di prendere un voto bello alto mentre non vale niente, e così fregare me e tutti i compagni? Di fatto, la bendatura della ragazza trasmette questo messaggio. È giusto? Può un insegnante fare questo? No, non può. È la mia risposta, di uomo che ha passato tutta la vita a insegnare. Lo studente ha il diritto di essere ritenuto bravo e preparato, fino a quando non dimostri di risultare impreparato. In questo caso non siamo neanche a un esame di concorso, dove colui che risponde alle tue domande lo vedi per la prima volta e non sai se è uno che studia (magari più di te) oppure se è un lavativo. Qui siamo in una classe di liceo. Stai interrogando un tuo alunno. Un’idea su di lui ce l’hai già, hai già avuto modo di fartela. Un’interrogazione la modifica un po’, ma non la capovolge. Quindi non umiliarlo, tu questa interrogazione la dimentichi subito, lui invece la ricorderà per sempre. Non fare di una semplice interrogazione una lotta corpo-a-corpo, che tu devi assolutamente vincere. L’interrogazione è sempre un dialogo a due, anche quando di tratta di una traduzione dal greco, dal latino o dal tedesco. La preparazione di un ragazzo si vede da come traduce una frase, da lì si può comprendere se è rozzo o raffinato. L’insegnante sarà ricordato perché nel momento giusto ha suggerito una parola più precisa o più elegante. Quello è un maestro. Se invece decide di bendare gli occhi a una ragazza, rovina per sempre il ricordo che lascia tra i suoi alunni minando un rapporto basato sulla fiducia.•.

Ferdinando Camon

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