L'appello del premier e il virus populista

Da un lato ci sono Draghi ed il presidente degli industriali con il grande «Patto per l'Italia» che dovrebbe tradursi in riforme, lotta all'evasione fiscale, contenimento della spesa pubblica, stimoli alla crescita grazie anche al Recovery fund, niente aumenti delle tasse, più lavoro. Dall'altro c'è il preoccupante ritorno del teatrino della politica fatto di slogan, patti seguiti da nozze e tradimenti, proclami demagogici. Da un lato a bassa voce si lavora per il Paese, dall'altro si torna a suonare la grancassa populista.
Mentre c'è chi nelle aule parlamentari si sgola contro i vaccini (per fortuna sono in pochi), noi ci chiediamo quanto ancora dureranno gli effetti del «vaccino della responsabilità» inoculato giocoforza ai parlamentari qualche mese fa, quando l'Italia rischiava il caos.I segnali non sono buoni. Dai decreti su giustizia e Green pass e dal dibattito su voto e Quirinale sembra di assistere ad un progressivo logoramento di quella maggioranza che responsabilmente sostiene Draghi. Se davvero per un mero calcolo di bottega si mettesse in difficoltà il governo, nel momento in cui si stanno raccogliendo i primi frutti della ripartenza, sarebbe un vero tradimento verso il Paese ed il futuro dei nostri figli. Il nemico oggi non è chi milita sotto un altro stendardo ma sono le mafie, pronte a ghermire i fondi europei. Sono quelli che non rispettano le regole ed i corruttori che pesano sull'economia sana.
È quella schiera dei furbi e del malaffare che il Patto per l'Italia inchioderebbe nell'angolo.

Maurizio Cattaneo

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