L'Italicum e le poltrone

Così, se l'Italicum non passa, i nostri beneamati onorevoli vanno tutti a casa. Renzi è stato chiaro: «O ci sono i numeri per approvare la riforma elettorale o si va al voto». Il messaggio è rivolto alla minoranza del partito che ora, vista la mancanza della stampella di Berlusconi al premier, può davvero fare la differenza.
Ma c'è qualcosa che non torna in queste schermaglie politiche. E ciò che non torna, come al solito, sono gli interessi dei cittadini.
Intanto nel Pd ci troviamo di fronte al solito drappello di scontenti. Nostalgici anti-renziani che non si muovono di un passo neppure di fronte ai dati positivi sull'occupazione e sull'industria, legati certo alla ripresa economica mondiale, ma anche alle riforme varate dal governo di centrosinistra. Per carità: nessuno intende chiedere il bavaglio in qualsivoglia partito, ma l'arroccamento, anche di fronte a dati positivi, sa più di ideologia che di dialettica.
C'è poi il ruolo di Berlusconi. L'ex cavaliere questo Italicum l'aveva già approvato e votato. Anzi, aveva tessuto le lodi di una riforma elettorale che mandava in pensione il famigerato «Porcellum». Però, dopo lo strappo in seguito all'elezione di Mattarella, Forza Italia ha deciso di fare il contrario. Forse perché Berlusconi ha una legge elettorale migliore da proporre? No, per semplice volontà di affossare Renzi.
Orbene, che in Italia oggi si senta l'esigenza di una opposizione autorevole, che faccia il controcanto ad un premier dai contorni «bulgari» lo abbiamo detto più volte. Ma l'opposizione va fatta sui contenuti, sui programmi, sui progetti. Altrimenti si torna all'Italia bloccata che non decide. O quando lo fa è sempre per spirito di consorteria, di sottobosco. E nelle segrete stanze, mai alla luce del sole di fronte agli elettori.
Il problema è che oggi, quest'ultimo modo di fare, non ce lo possiamo più permettere. La ripresa è avviata, ma in Italia stenta, e le cifre restano contraddittorie. La corruzione è lungi dall'essere sconfitta. L'emergenza lavoro, soprattutto per i giovani, è drammatica. Come pure drammatica è la sfida che pone alla nostra società il problema dell'immigrazione. Senza contare il terrorismo.
Di tutto abbiamo bisogno tranne che di una crisi di governo. Non sappiamo come andrà domani. Probabilmente, per salvare la poltrona e lo stipendio, anche i più riottosi si allineeranno al premier e voteranno sì. Ma il Paese non ha bisogno di un Parlamento che va avanti a colpi di fiducia, ma di una politica che ridia fiducia ai cittadini.
MAURIZIO CATTANEO