L'ultima spiaggia di Forza Italia

Come negli Usa, avremo anche noi una competizione fra il partito democratico e quello repubblicano? Per ora si tratta soltanto di voci e suggestioni, ma pare che Silvio Berlusconi abbia intenzione di cambiare nuovamente nome al suo partito, dopo la prova del fuoco delle Regionali. Cambiare nome, tuttavia, è il minore dei problemi, anche se il Pri risorgimentale esiste ancora e non sembra affatto intenzionato a cedere il proprio nome all'ex Cavaliere. Come sempre il problema non è la «confezione» (marchio e nome) offerta al «pubblico» elettorale, ma i contenuti. Diversamente, non si spiegherebbe perché un partito che fra il 2008 e le Regionali 2010 aveva raccolto fra i 10 e i 13 milioni di voti (il Pdl) sia precipitato nel 2013 a 8 milioni e nel 2014 a 4,6 milioni (come Forza Italia). Nei capoluoghi di regione italiani, FI è appena al 14,4 per cento contro il 16,8 nazionale delle Europee, ma i sondaggi apparsi negli ultimi mesi disegnano scenari ancor meno confortanti. Negli ultimi tre anni il «granaio» di voti del centrodestra è stato eroso in parte dall'astensione e in parte dall'uscita di consensi verso il M5S: dai tradizionali 13-17 milioni si è passati nel 2013 a 10 e l'anno scorso a 7. Per di più, ora c'è la concorrenza della Lega di Salvini, sempre più agguerrita: il leader del Carroccio non si accontenta di un ruolo di secondo piano, ma vuole il primato. Un bel problema per Berlusconi, che sembra riluttante a diventare azionista di minoranza persino nel Milan. Resta da capire, dunque, come riempire di contenuti un progetto che deve misurarsi con almeno tre temi fondamentali: l'Euro, le riforme costituzionali e la scelta fra il Partito popolare europeo (al quale aderisce Forza Italia) e punti di riferimento più estremi (il Front National di Marine Le Pen in Francia, per esempio, col quale la Lega è in ottimi rapporti). Su questi argomenti ci sono ormai due centrodestra, o meglio un'area più moderata e una decisamente di destra, a tratti antisistema. Berlusconi deve decidere da quale parte stare, ma forse non può: se va verso Salvini, regala voti a Renzi; se torna al centro, la Lega se ne avvantaggia. L'ex premier non può farsi trarre in inganno dalle recenti esperienze di Cameron e di Sarkozy, che hanno battuto la destra puntando sull'identità moderata: partivano da numeri ben diversi e soprattutto da esperienze politiche non legate solo alle singole persone, ma alla storia. Infine, la necessità di difendere a tutti i costi l'unica regione governata da Forza Italia (la Campania) e magari conquistare la Liguria accentua il clima da «ultima spiaggia» che si vive in un partito dove Verdini e Fitto sono già con le valigie in mano.
LUCA TENTONI