L’AUSPICIO

La dignità è azzerare le morti sul lavoro

di Antonio Troise

Per favore, non chiamiamole più «morti bianche»: quel colore, associato ai drammi e alle storie delle vittime sul lavoro, ha qualcosa di dissonante, una sorta di rimozione auto-assolutoria che la nostra coscienza collettiva non può e non deve accettare. Negli ultimi due giorni, si sono contate altre sei vittime: tre nel Veronese, una a Lecce, un’altra a Matera, l’ultima a Perugia. Sulle dinamiche e le responsabilità, tocca alla magistratura indagare. A noi, molto più semplicemente, il compito di richiamare e denunciare una statistica impietosa che conta in media, ogni 24 ore, tre decessi. Persone che hanno perso la vita semplicemente perché, ogni giorno, si sono rimboccate le maniche per andare a lavorare. Negli ultimi tre lustri, sempre per parlare con il bruciante linguaggio dei numeri, è come se fosse scomparsa una media città italiana. Chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, è pronto a ricordare che dagli anni Sessanta ad oggi, i nostri cantieri e le nostre fabbriche sono diventati più sicuri. Allora i morti sul lavoro erano almeno dieci ogni giorno, la normativa in materia di prevenzione praticamente non esisteva. Ma, detto questo, anche una sola vittima sul lavoro sarebbe inaccettabile. È vero che il rischio zero, purtroppo, non esiste. Ed è anche vero che appena qualche mese il governo ha reso più dure le sanzioni per le imprese inadempienti sul fronte della sicurezza. Bisogna, però, fare di più, non ci si può accontentare di misurare i miglioramenti.
Per combattere efficacemente il fenomeno serve davvero il contributo di tutti. A cominciare dai media, da noi giornalisti, pronti ad accendere i riflettori quando ci sono drammi che colpiscono l’opinione pubblica per poi spegnerli dopo qualche giorno. Ma è necessario anche chiarire meglio ruoli e responsabilità degli organi ispettivi, diffondere la cultura della sicurezza, investire in formazione e migliorare le dotazioni per prevenire le cause degli incidenti. E magari arrivare a quella Procura nazionale sugli incidenti del lavoro che davvero potrebbe segnare una svolta, soprattutto dal punto di vista delle indagini giudiziarie. Perché, come giustamente ha ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “dignità è azzerare le morti sul lavoro, che feriscono la società e la coscienza di ognuno di noi”. Un monito che dovremmo ricordare ogni giorno, evitando di limitarci ad aspettare la prossima vittima.