La giustizia incassa una doppia sconfitta

In molti penseranno che l'assassino di Chiara Ugolini, la giovane uccisa nel Veronese il 5 settembre, si sia meritato quella fine: impiccato ad un lenzuolo in carcere. Altri lo definiranno un vigliacco che si è tolto la vita il giorno prima di essere messo di fronte alle proprie responsabilità. Qualcuno rifletterà su un omicida che dopo un atto terribile, manifesti con un gesto estremo il rimorso. Taluni infine per cristiana pietà volgeranno gli occhi al cielo e passeranno oltre.In ogni caso un ulteriore atto violento contro se stesso, dopo il barbaro omicidio di una ragazza, non cambia gli elementi in campo. Difficile capire se davvero nel buio della mente dell'assassino si sia fatto largo la consapevolezza del gesto. Oppure abbia pesato la disperazione e la solitudine di chi vede crollare un meccanismo di potere violento. Probabilmente, se rimorso e richiesta di perdono dovevano esserci, avrebbero dovuto manifestarsi con una piena confessione, l'assunzione di responsabilità, e poi la volontà di redenzione nei lunghi anni di carcere.Ma è proprio seguendo questo ragionamento che si arriva ad una conclusione: questa vicenda è una doppia sconfitta per lo Stato. Perché un uomo pericoloso e già condannato, era di fatto in libertà e dunque nelle condizioni di poter uccidere una giovane donna? Ma il passo successivo è chiedersi come un assassino, ormai sottochiave, possa avere avuto la libertà di compiere un gesto simile. L'uomo meritava l'ergastolo non una sorta di patibolo che lascia attoniti i giusti. In ogni caso i cittadini meritano un sistema giudiziario migliore.

Filippo Falconeri

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