La propaganda della paura

L'espulsione di due cittadini stranieri residenti a Verona si inquadra in quello che il ministero dell'Interno definisce il processo - ben più ampio - di «depotenziamento» della rete di collegamenti con l'estremismo islamico. Anche se, come afferma Alfano, «nessun Paese, oggi, può dirsi a rischio zero», l'Italia appare destinata ad essere esposta nei prossimi mesi a un particolare genere di attenzioni. Due vetrine internazionali di grande rilievo - l'Expo e il Giubileo - non soltanto richiameranno nel nostro Paese milioni di visitatori provenienti anche dall'estero, ma metteranno l'Italia sotto i riflettori del mondo. Confidiamo che, anche grazie all'azione delle forze dell'ordine, questo periodo trascorra senza problemi. Si tratta di un pericolo che va contrastato su più fronti. Se già negli anni '70 il terrorismo nostrano sapeva usare la comunicazione (tanto da spingere i giornali a decidere di non pubblicare gli scritti dei brigatisti, dando vita ad un dibattito molto simile a quello corrente circa la diffusione televisiva di filmati di esecuzioni sommarie), quello dei giorni nostri punta molte delle sue carte sull'utilizzo di nuovi mezzi quali i social network. Questi ultimi, con la loro componente di rapidità e in qualche modo di emotività, sono in grado di diffondere da un lato messaggi di propaganda e dall'altro di rilanciare foto e immagini «sensibili». Non a caso, infatti, nei giorni scorsi Twitter ha provveduto al blocco di alcuni account che inneggiavano all'Isis. Quella che il Paese si trova a fronteggiare, dunque, è un'offensiva che in teoria può sfociare in atti concreti, ma che comunque è già iniziata sotto altre forme, non cruente ma certo pericolose. Mentre le forze di sicurezza compiono il loro lavoro, anche la politica e la società civile sono chiamate ad un impegno per vigilare e contrastare ogni forma di diffusione del terrorismo e di propaganda violenta. La responsabilità della classe politica, soprattutto in un periodo nel quale il Paese appare - come si diceva - molto esposto sul piano mediatico, è quella di mettere da parte le possibili polemiche e strumentalizzazioni per concentrarsi invece sulla difesa dei cittadini e dell'ordine pubblico. Nel contempo, il compito di uno stato democratico è quello di intervenire cercando di sensibilizzare coloro i quali potrebbero essere attratti dalla propaganda terrorista, proteggendoli da «cattivi maestri». Perciò, se da un lato si tratta di tenere alta la guardia contro ogni minaccia anche sul piano mediatico, dall'altro lato occorre continuare ad affermare il principio che una democrazia è più forte se riesce a proteggere i cittadini senza intaccarne i diritti di libertà.

LUCA TENTONI