La scommessa del timoniere

La Grecia del primo ministro Alexis Tsipras alla fine ha ottenuto il piano di aiuti da 86 miliardi di euro in tre anni. Tanti soldi, ma con un'enorme ipoteca: l'impegno di Atene ad applicare alla lettera il programma «lacrime e sangue» appena approvato al Parlamento su richiesta dello stesso Tsipras. Una cura da cavallo a base di tasse, risparmi sulle pensioni e tagli a tutto il tagliabile. Il rosso partito di Tsipras è impallidito nell'ap- provare queste riforme, che una parte dei suoi deputati continua a rifiutare, definendole «controriforme». Lo scontro internazionale tra Atene e i creditori si è così tramutato in uno scontro di politica interna tra il primo ministro e l'ala più radicale del suo stesso partito, Syriza. Ecco dunque la giornata dello sblocco dei fondi europei coincidere con l'annuncio delle dimissioni del governo Tsipras e con le prime cannonate di una campagna elettorale destinata a durare un mese. I greci conoscono bene la via delle urne. Quest' anno sono già andati a votare una prima volta per le elezioni anticipate e poi per il referendum del 5 luglio, con cui hanno respinto un piano meno duro di quello che hanno poi dovuto accettare in cambio del piano triennale di salvataggio. Alcuni di loro si sentono presi in giro, ma Tsipras è sicuro che la maggioranza sarà dalla sua parte. Per chi dovrebbero votare i connazionali se non per lui? Non per i vecchi partiti di centrodestra e di centrosinistra, che portano sulle proprie spalle gli errori e le menzogne degli scorsi anni. E men che meno per gli esponenti della sinistra come Varoufakis, che possono anche fare bella figura in un'università di Boston, ma che sono un disastro quando si tratta di negoziare con il resto dell'Europa. Tra un mese sapremo se Tsipras ha azzeccato il proprio calcolo o se i greci rottameranno anche lui, insieme a tante sue passate promesse. Certo, la situazione della Grecia è gravissima, visto che all'emergenza finanziaria si accompagna quella provocata dall'arrivo sempre più massiccio di migranti. La Turchia, vecchio nemico di Atene, sta favorendo il flusso di quei disperati verso la Grecia. Senza confessarlo, il governo di Ankara usa quell'arma per ottenere dall'Europa un atteggiamento più morbido nei confronti della sua politica interna e internazionale. È un gioco pericoloso, di cui i greci stanno facendo le spese e per cui pagano responsabilità che non sono le loro. Paradossalmente, questa serie di emergenze può fare tuttavia il gioco di Tsipras. La Grecia ha assoluto bisogno di un timoniere. Lui ha fatto anche qualche grosso sbaglio, ma oggi è sempre lui ad avere in mano il timone e ogni cambiamento rischierebbe di aumentare i problemi.