IDEE E PROPOSTE

Lavorare meno e tutti una sfida per i partiti

di Franco A. Grassini

Una volta perfezionate le alleanze elettorali e stilate le liste dei candidati, i temi legati all’occupazione saranno tra quelli più rilevanti della campagna elettorale di fine estate che ci condurrà alle politiche. Argomento delicato per partiti e leader, ma – tra le tante nubi all’orizzonte – si intravede in questo panorama anche qualche raggio di sole. Il mercato del lavoro italiano sta infatti migliorando.

A fine primo trimestre del corrente anno, secondo l’Istat, i lavoratori dipendenti sono aumentati di 905.000 unità, dei quali, prova che non ci siamo fermati, 129.000 unità negli ultimi tre mesi. La minor parte, 369.000, a tempo indeterminato (ma ci sono recenti ed evidenti segni di riequilibrio) e gli altri con periodi molto variabili. Anche la disoccupazione e l’inattività di chi ha tra i 15 ed i 65 anni si sono ridotte. La prima del 2% e la seconda dell’1%.

In sostanza, anche se non siamo certamente in una situazione ottima, si notano segnali positivi. Tuttavia sta peggiorando la fatica che lavorare comporta. Per questo sarebbe opportuno immaginare e realizzata anche se non siamo certamente in una situazione ottima, ci sono segnali positivi. È salito, dal 53% al 60%, anche il numero di quanti dichiarano che lavorano con obiettivi da raggiungere in tempi prefissati. Pure l’incidenza di quelli che dicono di lavorare ad alta velocità per soddisfare i consumatori è passata dal 23% ad addirittura il 40%.

Da notare che l’intensificazione dell’impegno riguarda tutti i lavoratori, anche i quadri e i dirigenti. Questi ultimi non possono lasciare trascorrere un minuto senza connettersi a una riunione online, consultare il proprio smartphone oppure sfogliare un iPad. Poiché situazioni analoghe si verificano ovunque, in diversi Paesi sono in corso esperimenti di settimane lavorative di soli quattro giorni. Anche se in molti casi la produttività è cresciuta, nel complesso la produzione è aumentata poco e gli impianti sono notevolmente sottoutilizzati con notevole spreco degli investimenti compiuti.

Un consistente miglioramento della produzione si potrebbe avere se si riducesse l’orario di lavoro, ma si tenessero costantemente utilizzati gli impianti assumendo nuovo personale. Non sarebbe certamente facile reperire tutta la forza di lavoro necessaria, soprattutto quando la si richiede specializzata. Di conseguenza si dovrebbe procedere a piccoli passi. Il maggior tasso di produzione potrebbe consentire di ridurre i prezzi contrastando l’inflazione in corso. Ma come sempre mutamenti radicali richiedono tempo e fantasia: vedremo se partiti e coalizioni in competizione per governare l’Italia riusciranno nelle prossime settimane a produrre qualche idea in proposito che abbia anche possibilità di concreta realizzazione. Il consenso si costruisce anche dimostrandosi capaci di svolte e scatti inaspettati.