Le incognite di una svolta

Fa bene Matteo Renzi a ribattezzare la legge di Stabilità in legge di fiducia. Il problema è tutto qui: riuscirà il premier a convincere Ue e mercati che l'Italia ha davvero #cambiatoverso e che ora su riforme e crescita si fa sul serio? La manovra da 27-30 miliardi contiene tanti elementi positivi, che non possono non far piacere agli italiani. Per un Paese che fino a qualche anno fa è stato spremuto da una sequenza ininterrotta di sacrifici, incassare il taglio delle tasse sulla prima casa e sulle imprese è più di una boccata d'ossigeno. Rappresenta un'inversione di rotta, il segno di un governo che finalmente scommette sulla crescita ed è pronto a fare i conti con qualche mugugno di Bruxelles. Ma è una sfida non priva di incognite. Gran parte delle coperture della manovra dipendono, infatti, da quei margini di flessibilità dei conti pubblici previsti dalla riedizione, rivista e corretta, del Patto di Stabilità. Un tesoretto di 16-17 miliardi strettamente legato alla realizzazione delle riforme. Altri quattro miliardi arriveranno dalla lotta all'evasione e dal rientro dei capitali. Il pacchetto spending review è stato invece dimezzato, passando da dieci a cinque miliardi. Mentre gli interventi strutturali sul fronte della crescita sono stati ridotti al lumicino. Se a tutto questo aggiungiamo la decisione di far pagare il canone Rai direttamente in bolletta e i nuovi tagli ai trasferimenti per gli enti locali, il rischio di trovarsi con una manovra «depotenziata» è più che reale. Tutto dipenderà da due fattori. In primo luogo, l'andamento dell'economia mondiale e di quella europea in particolare. È ovvio che i venti di crisi e le turbolenze geopolitiche che ancora interessano molte aree del globo non rappresentano un buon viatico per il 2016. L'altro fattore, invece, dipende direttamente dal governo ed è strettamente legato alla sua capacità riformatrice. Da questo punto di vista il via libera al nuovo Senato sarà sicuramente un buon biglietto da visita quando Renzi sottoporrà la manovra al giudizio dell'Europa. Ma tutto questo potrebbe essere insufficiente se il premier non rispetterà quegli impegni sui cambiamenti strutturali del sistema Paese assunti per incassare la flessibilità prevista dal Patto di Stabilità. In questo caso potremmo anche essere chiamati a restituire con gli interessi gli sconti fiscali previsti dalla manovra. La fiducia è un bene fondamentale, impagabile. Ma per continuare a goderne bisogna prima di tutto conquistarla con misure concrete.

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