COERENZA POLITICA

Le tasche di Draghi e quelle di chi vota

di Marino Smiderle

Mario Draghi ne aveva le tasche piene e per questo ieri le ha svuotate, sia pure con garbo. Prima ha detto ai sindacati che, dopo i 33 miliardi («Un tempo era la cifra di una o due finanziarie») già spesi per sostenere famiglie e imprese in questi anni di difficoltà estrema, è pronto a presentare un altro provvedimento corposo. E poi ha fatto capire che questo basta e avanza per soddisfare le richieste fatte da Giuseppe Conte, il leader di un Movimento 5 Stelle che alla Camera ha adottato la bizzarra strategia di concedere la fiducia all’esecutivo per poi non partecipare al voto sul Decreto Aiuti, minacciando di fare lo stesso domani in Senato, dove però la fiducia non si può disgiungere dall’argomento in discussione. Morale della favola, Draghi ha detto che non intende usare la calcolatrice: è vero che il suo governo avrebbe i voti necessari anche senza quelli di un M5s dimezzato in Parlamento grazie alla scissione di Di Maio, ma è anche vero che il presidente del Consiglio non ritiene possibile un altro governo Draghi. Discutibile, ma coerente. Quindi, o Conte gli garantirà il sostegno oppure il governo cadrà. Già che c’era il premier ha mandato un messaggio anche a chi annuncia sconquassi a settembre (il destinatario era Salvini): «Con gli ultimatum non si lavora: se si ha la sensazione che è una sofferenza straordinaria stare in questo governo, bisogna essere chiari». Anche con gli elettori, che non possono svuotarsi le tasche perché sono già vuote e che una crisi di governo in tempi di crisi globale proprio non la capirebbero.