IL CASO VACCINI

Lo Stat difende la salute di tutti

Ho fatto le due vaccinazioni, tutt’e due sul braccio sinistro, e non direi la verità se dicessi che gli effetti nocivi sono stati zero. Son passati 2 mesi e non riesco a fare la rotazione completa della scapola sinistra. A un certo punto mi duole. Ma son contento di essermi vaccinato. Lo rifarei. Non sono d’accordo con chi non si è vaccinato: è un potenziale pericolo per tutti. Ho sempre con me, nel portafoglio, il mio Green pass. Aspetto una chiamata da Milano, se arriva prendo il treno e parto, è un incontro importante. In biglietteria mi chiederanno il Green pass, lo mostrerò e avrò il biglietto, è giusto. Chi non lo mostrerà non avrà il biglietto, anche questo è giusto. Da domani l’obbligo del Green pass entra in vigore sugli aerei e sui treni a lunga percorrenza, lo Stato si assume così il compito di proteggere la salute di tutti coloro che salgono sui suoi mezzi. È un suo diritto dovere. Ma i no-vax e i no-Green pass si oppongono e annunciano una protesta che punta a bloccare le stazioni di 54 città. Vogliono che tutti possano viaggiare, anche i non vaccinati, senza quello che chiamano «il passaporto della schiavitù». Sentono quello tra pro-vax e no-vax come uno scontro tra dittatura e libertà. Chi si oppone al Green pass alza cartelli che dicono: «Sì alla libertà», «No alle misure antidemocratiche», «Draghi e giornalisti = terroristi». Per tutti questi oppositori della vaccinazione non si potrebbe organizzare una visita guidata ai reparti di terapia intensiva? Entrano, guardano, escono. Sentono il rombo potente e profondo delle macchine respiratorie e non lo dimenticano più.

Ferdinando Camon

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