IL NUOVO SCENARIO

Nascono due poli duello sul paese

di Federico Guiglia

Gli schieramenti sono ormai ai blocchi di partenza e il terzo polo ancora non c’è. Dopo l’intesa nel centrodestra sui tre cardini di programma - difesa dell’Ucraina in politica estera, presidenzialismo e autonomia differenziata in politica interna - anche il centrosinistra gioca le sue carte: piena conferma dell’agenda-Draghi, ossia attuazione del Piano di ripresa ed energie rinnovabili. E poi diritti civili e ius scholae. Per l’alleanza con Giorgia Meloni in prima fila verso Palazzo Chigi la scelta atlantica è una rassicurazione per l’Europa e l’impegno al cambiamento costituzionale non solo una bandiera da sventolare. Per introdurre l’elezione diretta del capo dello Stato è sufficiente, oltre che necessaria, la maggioranza assoluta dei voti parlamentari che i sondaggi non escludono. Se a questo si aggiunge la volontà di affidare nuovi poteri alle Regioni che lo richiedono - in particolare il Veneto e la Lombardia -, ecco che il programma prende la forma delle «proposte realizzabili», secondo la definizione data dagli alleati stessi. Altrettanto propositivo vuole essere l’accordo elettorale siglato nel centrosinistra proprio ieri fra Enrico Letta, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova. Non è il «campo largo» evocato dal leader del Partito democratico - e impedito dall’impossibilità di intese col M5s -, ma una virata verso un’area lontana dalla sinistra ideologica. Che infatti adesso protesta. Fratoianni (Sinistra italiana) e Verdi: «Per noi accordo non vincolante». Il Pd e Azione con Più Europa hanno raggiunto l'accordo. Dopo giorni di tira e molla, veti e ultimatum, Enrico Letta, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova hanno firmato il patto, al termine di una riunione alla Camera durata due ore. Un'intesa «elettorale per essere vincenti nei confronti della destra», ha detto Letta. «Si riapre la partita», ha ribadito Calenda. Sondaggi alla mano, il centrosinistra sa che il centrodestra parte di gran lunga favorito. Per questo, Letta ha sempre cercato di costruire un'alleanza la più larga possibile. Dopo l'addio al M5s, reo di non aver votato la fiducia a Draghi, il compagno di viaggio più corteggiato è stato Calenda che, però stava coltivando la tentazione di correre da solo, al centro, in una lista con Più Europa. Il senso dell'alleanza è stato riassunto da Letta: «Non è immaginabile che, dopo Draghi, il Paese passi al governo delle destre e sia guidato da Giorgia Meloni». E Calenda: «L'accordo elettorale riapre la partita. Tutti i punti che avevamo chiesto a Letta sono stati recepiti. I voti di Azione non andranno a chi ha sfiduciato Draghi». Caustico Giuseppe Conte: «In bocca al lupo alla nuova ammucchiata». La firma dell'alleanza ha subito prodotto uno smottamento. Da tempo il Pd ha un dialogo anche con Sinistra Italiana e Verdi, che adesso chiedono «di verificare se ancora ci siano le condizioni di un'intesa elettorale». Per Nicola Fratoianni (Si), «l'accordo tra Pd e Azione/+Europa è legittimo ma non vincolante sul tema programmatico». Non piace il richiamo al governo Draghi, che vedeva Si e Verdi all'opposizione, e diversi passaggi, come quello sul via libera ai rigassificatori. Un chiarimento è in programma a breve: Letta incontrerà Fratoianni e Bonelli (Verdi) oggi. Per la verità, i contatti fra i tre sono frequenti, anche ieri ce ne sono stati. Le schegge del patto sono arrivate anche più in là. Siccome l'intesa prevede che nessun segretario di partito e nessun fuoriuscito da FI e M5s possa essere candidato nei collegi uninominali, il Pd ha offerto un posto nei listini proporzionali della sua lista Democratici e progressisti «ai leader di partiti e movimenti che entreranno a far parte dell'alleanza»: è il cosiddetto diritto di tribuna. L'opportunità può tentare chi guida forze che rischiano di non il 3% e quindi di non avere eletti. In Transatlantico, sono venuti subito in mente Bruno Tabacci e Luigi Di Maio, fondatori di Impegno civico. E infatti, nel pomeriggio il ministro degli Esteri ha incontrato Letta, seminando scompiglio nei parlamentari che lo hanno seguito nell'uscita dal M5s: «Se accetta il diritto di tribuna ci abbandona e Impegno civico salta», commentava un deputato.Non pare che il Pd abbia fatto l'offerta a Matteo Renzi. Malgrado sia Letta sia Calenda ufficialmente dichiarino che non ci sono veti, il leader di Iv è intenzionato a correre da solo, al centro: l'alleanza fra Pd, Azione e +E «poco ha a che fare con la politica dove si sta insieme se si condividono le idee», ha detto Renzi. Che poi ha chiarito la collocazione di Iv: «Quello che gli altri definiscono solitudine, noi lo chiamiamo coraggio». L'intesa fra Calenda, Della Vedova e Letta si è chiusa nelle due ore di colloquio. Fra i punti dell'accordo, la divisione dei seggi uninominali: 70% al Pd e 30% ad Azione +E. .