I PIANI DEL GOVERNO

Niente austerity, ma i nodi restano.

di Antonio Troise

La tanto temuta austerity può attendere. Per ora il governo italiano ha scelto la linea soft per risparmiare energia. Il piano presentato ieri a Palazzo Chigi dal ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, prevede solo piccoli sacrifici. Rimandare di un’ora e ridurre di un grado i nostri impianti di riscaldamento, con la possibilità di raddoppiare il sacrificio nelle aree in cui il clima è più mite. Nulla a che vedere con i piani già predisposti dagli altri Paesi europei, dalla Francia alla Germania, che temono un’ulteriore stretta del gas russo, fino allo stop completo. Sarebbe lo scenario più drammatico, quello che farebbe scattare le interruzioni anche nelle imprese industriali, sia pure solo per quelle con i contratti interrompibili e, in ogni caso, su base volontario. Ma, se per ora la strategia dell’esecutivo è quella di evitare accelerazioni e di procedere passo dopo passo, l’allarme per il prossimo inverno cresce ogni giorno di più. Ieri, il presidente della Confindustria nazionale, Carlo Bonomi, non ha nascosto le preoccupazioni: se davvero Mosca chiudesse i rubinetti, almeno un’impresa su cinque rischierebbe di non aver energia per far marciare gli impianti e centinaia di migliaia di lavoratori si troverebbero senza stipendio. Un problema enorme che non può essere affrontato a livello di singolo Paese. Certo, cominciare a risparmiare energia è sicuramente utile, fa bene alle nostre tasche e anche all’ambiente. Ma è bene non farsi illusioni.Il piano «soft» annunciato ieri potrebbe non bastare. La verità è che di fronte a una crisi di tale portata è sempre più necessario un intervento comunitario. Un dato per tutti: è stato sufficiente la notizia di uno spiraglio sulla trattativa per introdurre un tetto al prezzo del gas affinchè i prezzi calassero vistosamente. Un primo passo potrebbe già essere fatto nel vertice europeo di lunedì, occasione da non perdere per mettere sul tavolo il «price cap». Un meccanismo che sta già dando frutti in Spagna, unico Paese europeo che ha avuto una speciale deroga per introdurre il tetto nazionale. Qui il costo dell’energia si è ridotto fino al 35% rispetto agli altri Paesi Ue. E il nervosismo con il quale la Russia ha commentato il possibile accordo su un prezzo europeo la dice lunga. Vedremo se almeno stavolta l’Europa saprà svolgere il ruolo che le compete.