I NODI DEL GOVERNO

Pensioni sostenibili: la riforma necessaria

di Franco A. Grassini

Il presidente francese Emmanuel Macron molto di recente ha proposto di alzare l’età pensionabile per contenere l’elevato e continuo aumento per la spesa pubblica e per quella privata dei numerosi enti che operano in tale settore. Il problema non è solo della Francia, bensì riguarda tutti i Paesi con diversi sistemi capitalisti e, quindi, anche l’Italia, che ha un sistema pensionistico in evidente difficoltà e dove già si stanno vedendo manifestazioni anche di estrema insofferenza di sindacati contrari a strette di qualsiasi genere. Affrontando tale questione, dobbiamo fare molta attenzione al fatto che nell’attuale momento storico la vita tende ad allungarsi, mentre migliorano le capacità, fisiche e intellettuali di chi ha un’età avanzata. In tale materia, molto dipende dalla qualità e dal tipo di educazione ricevuta e dalle attività svolte. Il lavoro fisico, specie se faticoso e pesante, certo non aiuta, anche se molto dipende dall’ambiente in cui viene praticato. Essere occupati in agricoltura, sui campi, è certamente più logorante che operare seduti a una scrivania oppure servire i clienti in un negozio o supermercato, o essere attivi in un grande magazzino. Il Cancelliere tedesco Otto von Bismark che per primo, nel 1881, introdusse le pensioni per chi lavorava e aveva raggiunto i 70 anni, rimarrebbe a dir poco perplesso vedendo che in Germania si va in pensione a 65 anni, che saranno prossimamente portati a 67. In realtà, il costo delle pensioni sta ovunque crescendo, di frequente a carico della spesa pubblica, mentre non soltanto gli anni di vita stanno aumentando nel mondo occidentale, ma si può constatare che le capacità degli anziani stanno notevolmente migliorando, in particolare nei settori che richiedono l’utilizzo prevalente del cervello. Di certo sarebbe molto bello se si potesse decidere che la concessione della pensione fosse legata e valutata dalla situazione, fisica e intellettuale, di ogni singolo individuo, ma sarebbe piuttosto difficile evitare discriminazioni e, inoltre, si incentiverebbero possibili astuzie truffaldine e corruttive da parte degli interessati. Probabilmente il tetto dei 70 anni per tutti, cercando di guardare avanti e di pensare anche alle generazioni più giovani, potrebbe essere un giusto compromesso, ma ancora meglio sarebbe riuscire davvero a distinguere in funzione almeno del tipo di lavoro svolto, oltre che degli anni lavorativi svolti e quindi dell’anzianità di servizio. Poiché, come già detto, la spesa per le pensioni è davvero molto onerosa, occorre comunque operare una riforma radicale e complessiva in fretta, evitando ulteriori rinvii dovuti al timore di polemiche, perdita di consenso e conflitti.

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