L’ENNESIMA SFIDA

Resilienza sui conti l'Italia alla prova

di Antonio Troise

Per gli automobilisti e i consumatori sarà una boccata d’ossigeno. Dopo i maxi-aumenti delle ultime settimane, con i prezzi alla pompa cresciuti del 35-40%, lo sconto di 15 centesimi che il governo si appresta a varare con il decreto anti-crisi è una buona notizia. Così come l’ulteriore rateizzazione delle bollette per le famiglie e le imprese in difficoltà. Per ora la copertura sarà tutta all’interno del perimetro del bilancio pubblico, senza ricorrere all’extra-deficit, come nella prima fase della pandemia. Le risorse arriveranno dai super incassi dell’Iva trainati dai rincari dei carburanti: solo a marzo, circa 200 milioni di euro in più rispetto alle attese. È chiaro, però, che il decreto non potrà che essere solo il primo dei tasselli di un piano che, per forza di cose, dovrà essere più complesso e articolato. La guerra in Ucraina scatenata da Putin ha fatto saltare ogni previsione, colpendo l’economia europea proprio nel momento in cui era stava accelerando dopo la lunga stagione del lockdown. Ora tutto torna in discussione. A cominciare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, appena avviato ma, di fatto, reso obsoleto e superato dai nuovi scenari economici internazionali. L'aumento delle materie prime aveva già spinto il governo a rivedere le stime e ad aggiornare i progetti. Ma ora, con la nuova crisi innescata dal conflitto nel cuore dell'Europa, rischia di saltare anche la tabella di marcia degli interventi, rendendo inevitabile uno slittamento oltre la scadenza del 2026 prevista da Bruxelles. È sempre più evidente, inoltre, che per fronteggiare l'impennata del prezzo dell'energia e affrancarci dalla dipendenza dalla Russia serve una risposta europea. L'Italia aveva già proposto nell'ultimo vertice dei capi di Stato un prezzo massimo per l'acquisto del gas. Una misura di questo tipo può avere un senso solo se attuata da tutti i partner europei. In caso contrario, si rischierebbe una competizione fra i Paesi che, alla fine, alimenterebbe una nuova ondata di speculazione. Insomma, vanno bene i decreti per fronteggiare l'emergenza, ma è chiaro che per dare risposte certe a imprese e famiglie ormai in ginocchio, serve una nuova versione aggiornata e rivista del Pnrr, con interventi di medio e lungo periodo, che possano garantire riduzioni strutturali del prezzo dell'energia e dare nuovo ossigeno alla ripresa dell'economia. Gli eventi degli ultimi mesi hanno dimostrato, una volta di più, la fragilità di un'Europa che non riesce a parlare con una sola voce e a farsi sentire sui tavoli che contano. Di fronte alla più grande e grave crisi del Dopoguerra tocca a tutti dimostrare di aver ormai imparato la lezione e non voler più ripetere gli errori del passato.