Riforme in Italia prova di maturità

La possibilità di un rafforzamento dei primi timidi segnali di ripresa dell'economia è legata alla nostra capacità di portare avanti profonde riforme del nostro sistema. Lo hanno detto con chiarezza sia Mario Draghi sia le autorità di Bruxelles. E tra queste riforme sono comprese quelle istituzionali e la stessa legge elettorale. Non è casuale che il vantaggio della Spagna e in parte della Francia su di noi dipenda in larga misura non dai fondamentali dell'economia (i nostri sono spesso migliori ), quanto dalla stabilità degli indirizzi politici, e cioè dalla possibilità dei governi, una volta vinte le elezioni, di portare avanti le proprie scelte politiche, senza il timore di essere perennemente esposti ai variabili umori delle fragili maggioranze parlamentari. Per questo l'approvazione della nuova legge elettorale viene vista dagli investitori di tutto il mondo come una prova della effettiva volontà dell'Italia di voltare pagina, di dotarsi di un sistema di governo stabile ed efficiente. Poi è chiaro che le prove fondamentali della nostra capacità riformista, dopo la positiva approvazione del Jobs Act, stanno nella riforma della Pubblica amministrazione e in quella della Giustizia.
L'Italicum appare ai più come una legge elettorale capace di dare stabilità ai governi e quindi è giudicata in maniera positiva. Per contro una sua bocciatura indebolirebbe il governo Renzi (che finora ha dato buona prova della sua volontà riformista) e confermerebbe lo scetticismo che ancora persiste in molti ambienti internazionali sulla reale volontà di questo Paese di affrontare le sfide della modernizzazione. Le conseguenze sarebbero molto negative. I tassi d'interesse riprenderebbero a salire, come già si nota con lo spread che a causa delle turbolenze della Grecia è tornato oltre i 130 punti. Ci sarebbe una gelata degli investimenti sia dall'estero sia dall'interno, mentre i consumatori che stanno cominciando a nutrire un po' più di fiducia sul nostro futuro tirerebbero ancora una volta i remi in barca, in attesa di vedere un po' più chiaro sulle nostre prospettive. In sostanza ci sarebbe una nuova gelata dell'economia. Perderemmo la finestra di opportunità data dalla politica monetaria della Bce, dall'indebolimento del cambio Euro/Dollaro, e dal basso prezzo del petrolio. È già successo in passato e questo ci ha fatto scivolare agli ultimi posti in Europa come crescita e come numero di occupati. Che capiti ancora sulla base del tentativo di salvaguardare le varie «ditte» politiche, sarebbe per tutti i cittadini una vera disgrazia, ed aprirebbe la strada ad avventure oggi non chiaramente prevedibili.

ERNESTO AUCI