L’ACCOGLIENZA

Rifugiati i comuni chiedono regole

di Federico Guiglia

Da tempo la comunità ucraina in Italia (240 mila persone, donne per l’80%) è la più significativa. È la prova non già di una migrazione poco o mal distribuita nell’Ue, bensì di un’integrazione riuscita con gli italiani. Oltre che di un buon rapporto instaurato con la nazione d’approdo, spesso considerata come una seconda patria. La posizione politica dell’Italia, che s’è schierata subito a fianco degli aggrediti da Putin, non ha fatto che migliorare il solidale sentimento che accomuna i due popoli. Gli ucraini non fanno che ringraziarci per il concreto sostegno ricevuto. Ma il buon radicamento degli ucraini nella Penisola prescinde dal conflitto ed è frutto anche dell’aiuto che i residenti porgono ai loro connazionali e familiari in arrivo. Prezioso modello da salvaguardare anche nell’ora della drammatica scelta: la massa di profughi che scappa verso l’Europa. E molti dei quali (oltre 700 mila, si stima) diretti in Italia. Stavolta l’Ue sta facendo quel che finora ha negato a chi fugge attraverso il Mediterraneo: pianificare e distribuire i rifugiati fra tutti i 27. Un modo per poter assorbire l'esodo senza lasciarlo sulle spalle della sola e vicina Polonia. Ma lo stesso approccio deve valere per l'Italia, a sua volta chiamata ad assistere e distribuire fra Regioni, Province e Comuni gli ucraini in fuga dalla guerra. Solo così si potranno evitare le disparità nell'ambito dello stesso territorio o di città. Basti dire che a Brescia gli ucraini sono 4 mila, mentre a Vicenza sono 1.500 e a Verona poco più di 700. Ma organizzare al meglio il già previsto e forte flusso in arrivo, è il solo modo per assicurare a tutti, a chi viene accolto e a chi accoglie, una vita il più possibile serena per tutto il tempo necessario. «Serve un tavolo di governo con Protezione Civile e Regioni per un protocollo unico», dice il presidente dei Comuni, Antonio Decaro. Procedure chiare ed efficienti per coinvolgere tutto il territorio nazionale. Per consentire agli ucraini di «sentirsi a casa» e agli italiani di essere solidali verso chi soffre e merita tutto il calore del mondo. www.federicoguiglia.com