CRISI ENERGETICA

Se l'unione reagisce ne veniamo tutti fuori

di Carlo Pelanda

Al momento i rischi per l’economia italiana nel periodo di fine 2022 e per il 2023 appaiono gravissimi a causa, principalmente, dei costi dell’energia: centinaia di aziende in stress, con conseguenze pesanti per la base industriale della nazione e l’occupazione, nonché migliaia di piccole unità economiche colpite da insostenibilità. Il tutto proietta un calo dei consumi e problemi per le famiglie meno abbienti, anche per l’elevata inflazione e la stretta monetaria che cerca di frenarla. In numeri, il rischio è una contrazione del Pil 2023 tra meno 0,7% e meno 1,5% a fronte di un’inflazione media nell’eurozona sopra il 5% (prevista dalla Bce). Ma chi scrive ha sospeso l’aggiornamento dello scenario in attesa del vertice europeo straordinario sull’energia del 30 settembre: vista l’entità dell’allarme, è improbabile che i governi dell’Ue tardino ancora, come fatto da mesi, nel concordare misure calmieranti forti in grado di attutire o perfino invertire lo scenario negativo. In caso di passività reattiva andrebbero in crisi strutturale sia l’Ue sia l’euro. Le bozze che filtrano da Bruxelles indicano una crescente probabilità di misure efficaci in correlazione con un maggiore attivismo del governo italiano in materia: tetto al prezzo del gas, disaccoppiamento tra energia elettrica prodotta da gas e quella da fonti meno costose, e così via. In particolare, c’è pressione di parecchie Nazioni per limitare l’elettricità a un massimo di 160 euro per megawattora. Un prezzo che rappresenta circa la metà del picco che recentemente ha devastato famiglie e imprese. Inoltre, il prezzo del metano si è ridotto di circa un terzo negli ultimi giorni. Il governo italiano ha già attivato venerdì un primo disaccoppiamento del costo dell’energia da gas e da fonti rinnovabili, offrendo alle aziende energivore la possibilità di accedere a minori costi via aste con base di 124 euro per megawatt ora. Cercando di proiettare l’effetto derivante da una marcata attività calmierante sia dell’Ue sia delle singole Nazioni, lo scenario 2023 migliora di molto (in termini di probabilità): l’Italia potrebbe evitare la recessione e i gravi rischi detti sopra; l’Eurozona tenere l’inflazione sotto il 5%, nonché ridurla più rapidamente. Abbiamo sensazioni positive per l’Italia, se i prezzi del gas importato dalle sei nazioni con cui ha siglato contratti di fornitura alternativa si confermassero sostenibili. In particolare, tornerebbe per imprese e famiglie la calcolabilità dei costi la cui mancanza ha finora amplificato il pessimismo.