Sfida Italicum, mina per Renzi

La riforma della legge elettorale sta per giungere all'approdo conclusivo. L'«Italicum» potrebbe avere il via libera della Camera ai primi di maggio per entrare in vigore nella seconda metà del 2016, quando presumibilmente anche la revisione costituzionale sarà stata varata dal Parlamento.
Renzi ha puntato molto sulle riforme istituzionali fin da quando è diventato segretario del Pd. Proprio l'intesa sulla legge elettorale è stata un punto chiave del «patto del Nazareno»: un accordo che per un anno ha permesso l'esistenza di due maggioranze, quella di governo e quella per le riforme istituzionali, allargata al partito di Berlusconi. Ora che il Patto è venuto meno, i numeri in Parlamento si sono ristretti, ma se alla Camera la maggioranza ha 393 voti su 630, in Senato il margine appare risicato. Per questo (e perché a Palazzo Madama una ventina di senatori Pd non è d'accordo sull'attuale formulazione dell'Italicum) Renzi vuole evitare a tutti i costi che la Camera modifichi il disegno di legge. Se passasse anche un solo emendamento il testo tornerebbe in Senato. È un rischio che il premier non può permettersi di correre, tanto più che l'Italicum è un simbolo, non solo per lui, ma anche per i suoi oppositori interni. Un conto è il dibattito sul merito della legge, un altro è il punto politico: i potenziali 70 o 100 dissidenti sono una mina sotto la maggioranza che il leader del Pd ha alla Camera; il voto segreto, soprattutto sugli emendamenti che la minoranza del partito ha proposto, rischia di riservare pessime sorprese. I punti più delicati sui quali non solo si potrebbe prolungare l'iter ma si cambierebbe radicalmente la legge sono due: il premio alla coalizione anziché alla lista e la riduzione dei posti nelle liste bloccate per ampliare il numero degli eletti con le preferenze. Per questo, Renzi sta utilizzando anche le risorse più politicamente «invasive» di cui dispone: prima ha sostituito i componenti della Commissione Affari costituzionali che non condividevano alcuni punti dell'Italicum, poi ha «blindato» la legge dicendosi pronto a offrire qualche compensazione sulla riforma del bicameralismo; infine, probabilmente, userà l'arma del voto di fiducia.
È evidente che in questa competizione non c'è spazio per mediazioni. Di più: in questa disputa ci saranno di sicuro vincitori e sconfitti; un compromesso è ormai impossibile. L'Italicum approderà in Aula lunedì prossimo alla Camera. La battaglia sarà durissima: dall'esito dipenderanno non solo le sorti della riforma e degli equilibri interni al Pd ma forse anche quelle di governo e legislatura.
LUCA TENTONI