L’EDITORIALE

Si apre la partita politica sul colle

«Io sono vecchio, tra otto mesi potrò riposarmi, auguri bambini!». Così ha detto Sergio Mattarella agli alunni di una scuola primaria di Roma. Ma l'annuncio che il Presidente della Repubblica non è disposto a un secondo mandato, in realtà è rivolto ad altri scolaretti: quelli già alle prese con le grandi manovre per il Quirinale, cioè i politici. Stanno per concludersi sette anni tra i più complicati per un Capo dello Stato che, fra un paio di mesi, compirà ottant'anni. Si pensi alla crisi pandemica ed economica o alla necessità di dar vita a governi con maggioranze opposte e sfociate nel capolavoro istituzionale dell'esecutivo-Draghi di unità nazionale. L'ultimo treno per far ripartire un'Italia presto vaccinata e con gli ingenti fondi europei. Circostanze realmente eccezionali, dunque, che non possono non aver lasciato un segno in Mattarella. Ma senza il bis, si apre una difficile partita per il Quirinale. Di sicuro ci sono soltanto dati e date: toccherà eleggerlo in seduta comune alle Camere attuali con l'aggiunta dei delegati regionali, alla fine di febbraio. A conti fatti, nessuna delle due coalizioni di centrodestra e di centrosinistra può vantare una schiacciante prevalenza sull'altra. E perciò una scelta condivisa - l'elezione di chi rappresenta l'unità della nazione dovrebbe esserlo sempre - può risultare perfino più facile. Ma c'è la terza incognita dei Cinquestelle, pur indebolitasi. Ci sono gli appetiti dei partiti per la più ambita poltrona dello Stato. E i soliti veti incrociati secondo una consumata tradizione di guerriglia per il Colle. Sarà Draghi, allora, a succedere a Mattarella, come la Lega auspica, magari per lasciare libera la casella di Palazzo Chigi nella prospettiva di una vittoria elettorale del centrodestra? L'identikit lo aiuta molto ma nessuno può oggi sapere se il compito di far decollare il Paese libero dal virus, sarà compiuto fra 8 mesi. Ecco perché in molti speravano in una soluzione-ponte alla Napolitano: rieleggere Mattarella solo per poco più di un anno, fino alla scadenza naturale della legislatura (primavera 2023) per poi, in piena intesa con lui, consentire al nuovo Parlamento di scegliere Draghi. Ora i partiti hanno due strade: cambiare scenario e candidati. O pregare Mattarella di ripensarci.

Stefano Valentini

Suggerimenti