CONTRO LA STRAGE

Sicurezza sul lavoro. La sfida del Paese

Tre vittime del lavoro al giorno. Una media drammatica. Bene ha fatto il premier, Mario Draghi, a riaccendere i fari su questa strage quotidiana. Il presidente del Consiglio insieme con il ministro del Lavoro ha già preparato un piano per rendere più sicuri cantieri, fabbriche e uffici. Un progetto che prevede, tra l’altro, anche un inasprimento delle pene per chi non rispetta le regole. Ma, al di là del giro di vite sulle imprese, per fermare la strage occorre, soprattutto, uno cambio di «mentalità». È necessario diffondere sui luoghi di lavoro, a tutti i livelli, quella cultura della prevenzione che significa, soprattutto, condivisione di regole e comportamenti. Le Commissioni paritetiche proposte da Confindustria vanno sicuramente nella giusta direzione. Il piano anti-stragi sul lavoro andrebbe, poi, calato nella realtà del nostro sistema produttivo. Da una parte ci sono le grandi (ma anche medie) imprese che hanno investito sulla sicurezza ed hanno adottato standard di qualità che hanno reso più sicuri i luoghi di lavoro. Ma, dall’altra, c’è l’esercito di piccole, piccolissime e micro-imprese (senza, contare, il variegato mondo del sub-appalto) dove spesso non sono rispettate le norme più elementari. C’è quindi, un problema, di adeguamento delle norme ma anche la necessità di mettere in campo controlli e strumenti per far rispettare effettivamente le regole. Solo considerando il problema in tutti i suoi aspetti ed evitando frettolose criminalizzazioni, sarà possibile fermare una strage che diventa sempre più intollerabile per il Paese.

Antonio Troise

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