FATTI E PAROLE

Supermario e un Paese alla prova dei partiti

di Antonio Troise

Eppur si muove, verrebbe da dire, nonostante la crisi di governo, le dimissioni, il clima già rovente della campagna elettorale. Il decreto Aiuti varato ieri a Palazzo Chigi da Draghi ha un valore doppio, che va anche oltre i 17 miliardi messi a disposizione di famiglie e imprese in un momento particolarmente difficile della congiuntura economica. Prima di tutto, il provvedimento raccoglie l’invito lanciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, subito dopo la decisione di sciogliere le Camere e indire le nuove elezioni per il 25 settembre. Una decisione dolorosa per il Colle che aveva tentato fino all’ultimo di scongiurare la fine anticipata della legislatura. Poi, però, di fronte alle scelte di tre partiti della maggioranza (M5s, lega e Fi) non aveva avuto altra scelta che chiudere in anticipo la legislatura. Poi, però, di fronte alle scelte di tre partiti della maggioranza (M5S, lega e Forza Italia) non aveva avuto altra scelta che chiudere in anticipo la legislatura. Lanciando, però, un appello al governo e alle forze politiche: continuare ad operare nell'interesse del Paese e, soprattutto, per venire incontro alle esigenze dei più deboli e dei ceti più in sofferenza. Un richiamo che Draghi, ieri, ha fatto proprio approvando l'ennesimo decreto anti-crisi. Ma il provvedimento ha anche un significato simbolico: chiude una stagione da incorniciare per un Paese che, con la guida dell'ex banchiere centrale, è riuscito nel piccolo-grande miracolo di mettere a segno la più forte crescita economica tra i principali competitor. Per non parlare, poi, degli ultimi dati sulla disoccupazione. Insomma, numeri che rendono ancora più inspiegabile, per l'opinione pubblica mondiale, la scelta di mandare a casa quel governo di unità nazionale che ha avuto, fra l'altro, il merito di completare la campagna di vaccinazione e di incassare le prime tranche del Pnrr. Come a dire: in un modo o in un altro, il governo che uscirà dalle urne del 25 settembre, dovrà fare i conti con l'eredità del governo Draghi e con le difficoltà e con le nuove nuvole che si profilano con sempre maggiore evidenza sull'orizzonte dell'economia e della politica. Le tensioni sui prezzi dei carburanti, la corsa sfrenata dell'inflazione, i rischi di una nuova recessione e, non ultimi, i timori di una escalation militare che dall'Ucraina può arrivare a Taiwan non promettono nulla di buono. La lezione del governo Draghi, forse, non dovrebbe essere ora frettolosamente archiviata in nome del primato del governo politico su quello tecnico. Anche al di là dei partiti che oggi lo candidano ancora a futuro premier. Ci sono tante cose ancora da fare per uscire dall'emergenza.