VERSO IL VOTO

Un banco di prova per le due coalizioni

di Antonio Troise

Il tour de force dei partiti è cominciato. Una corsa senza un attimo di respiro fino al prossimo 25 settembre, nella prima campagna elettorale d’autunno dal lontano 1919. Un calendario impietoso che prevede la presentazione di simboli e programmi entro il 14 agosto e, dopo appena una settimana, delle liste dei candidati. La campagna elettorale sarà il banco di prova decisivo per la tenuta delle due coalizioni che si contendono la guida del Paese. Con un dettaglio non secondario: entrambi gli schieramenti arrivano all’appuntamento elettorale con tanti nodi da sciogliere. Iniziando dalla sindrome della premiership che tiene banco nelle due coalizioni. Nel primo vertice del centrodestra, svolto lontano dalle ville di Berlusconi è stata raggiunta una sorta di tregua sul principio, caro soprattutto alla Meloni, che il candidato premier venga espresso dal partito che prende più voti. Una regola che non «appassiona» Forza Italia e che trova fredda la Lega. Non è detto che la mina non possa esplodere un minuto dopo la chiusura delle urne, anche perché l'attuale legge elettorale non prevede l'indicazione del premier. Il tema ha mandato in fibrillazione anche il centrosinistra dove c'è già una «pletora» di candidati per Palazzo Chigi: da Letta a Draghi fino a Calenda e Bonaccini. Ma su questo fronte, il tema più intricato è quello delle alleanze. Il «campo largo» predicato dal leader dei Dem è andato letteralmente in frantumi dopo la decisione dei Cinquestelle di affondare il governo Draghi (sia pure con Lega e Forza Italia). Senza partner adeguati, il centrosinistra rischia di essere travolto nei 222 collegi uninominali (il 37% del totale), in Berlusconi, Salvini e Meloni si presentano uniti. A tutto questo bisogna aggiungere i mal di pancia dei Cinquestelle sulla questione del doppio mandato. Il capo «spirituale» del Movimento, Beppe Grillo, ha minacciato l'abbandono nel caso in cui la regola venisse infranta. Un problema in più per Giuseppe Conte, che rischia di dover perdere alcuni dei volti più rappresentativi (e, votati) del partito. Insomma, ne vedremo delle belle e non mancheranno le sorprese. Ma, al di là delle alchimie politiche, i riflettori dovrebbero essere puntati soprattutto sui programmi e sugli interventi da mettere subito in campo per fare fronte alla grave emergenza economica e sociale del Paese. Vedremo se nei prossimi giorni le forze politiche saranno in grado di cambiare marcia e di guardare non solo agli interessi di parte, ma soprattutto a quelli generali del Paese, raccogliendo l'invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Anche se le prime scaramucce della competizione elettorale non promettono nulla di buono.