COSA SUCCEDE ORA

Un colpo di scena che può sparigliare

di Federico Guiglia

Un colpo a sorpresa, ma non un colpo di testa. Carlo Calenda ha rotto il patto che aveva stipulato con il Pd e ha deciso di correre per conto suo, distinto e distante dai due poli di centrodestra e centrosinistra. La ragione del ripensamento è politica: l’impossibilità di far parte di un’alleanza che include Sinistra italiana, Verdi, Di Maio e quanti rappresentano l’opposto del programma perseguito dal leader di Azione, cominciando dalla piena attuazione dell’agenda Draghi. Invece, ha spiegato Calenda, nella coalizione che Letta ha scelto di allargare alla sua sinistra, ci sono persone «che hanno votato 54 volte la sfiducia a Draghi», e altre contrarie a rigassificatori e termovalorizzatori. Dunque, una scelta di chiarezza e di coerenza, lui rivendica, che ora passa al giudizio degli elettori. «Il terzo polo è un’opportunità straordinaria», plaude Matteo Renzi, mentre Letta reagisce con ironia: «L’unico alleato possibile di Calenda è Calenda». Certo è che lo strappo introduce due novità in una campagna elettorale ancora a bassa intensità. Il primo è che i principi per governare non possono essere sacrificati sull’altare elettorale. Se per fermare Giorgia Meloni e alleati, che i sondaggi oggi prevedono vincitori, il Pd mette insieme tutto e il contrario di tutto, l’intesa numerica non potrà mai trasformarsi in proposta politica. «Un Cln», come Calenda ha descritto, separandosi, da questo fronte del no. Inoltre, rinunciando al 30 per cento dei collegi garantiti, lui punta ad attrarre con un ruolo indipendente gli scontenti dei due poli e quanti non hanno digerito «l’ignominia della caduta di Mario Draghi», come dice il leader di Azione. Spera, quindi, d’avere la fiducia degli elettori che non perdonano a Matteo Salvini e Silvio Berlusconi d’aver assecondato la fine del governo guidato da Mario Draghi decretata da Giuseppe Conte con la non fiducia del M5s al decreto Aiuti, più tutto quello che ne è conseguito. Dal punto di vista aritmetico l’addio di Calenda al Partito democratico favorisce la ricompattata coalizione di centrodestra. Ma la politica, e la pasticciata legge elettorale, non vivono solo di formule matematiche. Il colpo di scena mira a riaprire giochi e scenari tutt’altro che scontati.