LAVORO E POLEMICHE

Un primo maggio tra realtà e irrealtà

Il Primo Maggio a Brescia è stato un’occasione per portare in primo piano le questioni aperte del lavoro in tempo di pandemia. Quanto a occupazione, almeno nei numeri, la nostra provincia sembra aver retto il colpo. Lo si capirà meglio nei prossimi mesi quando cesserà il blocco dei licenziamenti. Ma certo le chiusure prolungate hanno lasciato il segno. Il fatto che la cassa integrazione a inizio anno sia tornata a crescere è un campanello d’allarme. E poi c’è il problema dei giovani costretti a una lunga trafila di rapporti di lavoro indefiniti prima di arrivare a un’occupazione stabile con trattamenti economici fortemente depauperati del loro valore rispetto al passato. A fronte di queste criticità va evidenziata la determinazione con cui in tante aziende datori di lavoro e lavoratori hanno fatto squadra per superare insieme le difficoltà. Senza dimenticare l’apporto straordinario del personale sanitario sempre sul pezzo senza badare a stress e pagamenti ritardati. Questa è la realtà nelle sue luci e nelle sue ombre. Su un altro palcoscenico come quello del concertone del Primo Maggio ci si è invece occupati di altro dando la scena a chi non ha il problema di arrivare a fine mese per il comizio di Fedez sul ddl Zan sull’omotransfobia sulla Tv pubblica pagata col canone. Scontri e polemiche sulla censura (quale?). È l’irrealtà, come la definiva Pasolini, al potere. Ha commentato Marina Terragni, scrittrice e giornalista femminista: «Non starei a farmi spiegare da Fedez cosa c’è dentro il ddl Zan anche perché non l’ha proprio capito. Del tema identità di genere, che è il cuore della legge, non sa nulla come quasi tutti del resto».

Piergiorgio Chiarini

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