Un principiante al tavolo da poker

Una partita a poker estenuante, fra bluff, rilanci e una posta che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pesante e drammatica. Nelle mani del premier greco, Alexis Tsipras, la trattativa con Bruxelles sul debito di Atene si è trasformata in un gioco d'azzardo. Ma la carta del referendum, lanciata sul tavolo per sparigliare le alleanze e creare una crepa nel muro di gomma della Commissione europea, si sta trasformando in un vero e proprio boomerang. Il «no» della Merkel ad ogni ipotesi di salvataggio prima del voto, ha tutto il sapore di un «de profundis» per le ambizioni politiche del leader di Syriza, eletto proprio per «spezzare le reni» all'odiata troika dei sacrifici e dell'austerity. Quasi sicuramente, non andrà così. L'idea di Tsipras, tutto sommato era semplice: mettere l'Europa di fronte al bivio tra le concessioni sul debito e il rischio del salto nel buio dell'uscita della Grecia dall'Euro. Uno scenario scontato dopo il referendum. Ma il premier ellenico, dopo aver incassato le prime apparenti simpatie, non è riuscito a piazzare un solo colpo vincente. E, soprattutto, non ha costruito nessuna alleanza con gli altri partner europei, anche quelli più vicini a lui politicamente. Un isolamento che, a questo punto, rischia di compromettere in ogni caso il suo destino politico. Se vinceranno i «sì» all'intesa, sarà costretto a dimettersi e a lasciare la mano a un nuovo governo che aprirà immediatamente una nuova trattativa con Bruxelles. Ma anche nel caso di vittoria dei «no», la sua poltrona sarà fortemente in bilico: il default greco, infatti, aprirebbe scenari da incubo per i greci e, probabilmente, spingerebbe lo stesso presidente della Repubblica alle dimissioni. In questo caso, a Tsipras, non resterebbe che tornare al voto e, con un Paese nel pieno del caos, sarà difficile per lui risalire la china dei consensi. Insomma, un vicolo cieco nel quale è stato spinto dalla sua inesperienza, ma nel quale, forse, con una punta di cinismo, lo hanno accompagnato anche i leader dell'Eurozona per trovarsi, dopo il referendum, con un nuovo governo con il quale affrontare il nodo del terzo piano di salvataggio. Proprio per questo, nelle ultime ore, Tsipras ha fatto arrivare sul tavolo dell'eurogruppo controproposte sempre più vicine alle posizioni dei creditori. Svuotando, di fatto, lo stesso quesito referendario e rendendo ancora più fragile la sua posizione. La mossa della disperazione per un premier che ha giocato un azzardo troppo grande.