SCENARI DI CRISI

Un salto nel buio l'Italia vacilla

di Antonio Troise

Mutui che volano, bollette e benzina alle stelle. E, poi, posti di lavoro in bilico, l’inflazione che brucia montagne di euro nei nostri conti correnti. Per non parlare della Borsa, ieri la peggiore in Europa, e degli investimenti congelati. Scenari da brividi per una crisi di governo che arriva mentre la pandemia rialza la testa e, nel cuore dell’Europa, c’è una guerra drammatica dagli esiti imprevedibili. Una tempesta perfetta. Se c’era un periodo peggiore per staccare la spina all’esecutivo Draghi non si poteva scegliere meglio. Le dimissioni dell’ex presidente della Bce sono davvero difficili da digerire al di fuori dei palazzi della politica. Tanto che il capo di Confindustria, Carlo Bonomi, non nasconde la sua «totale incredulità» per quello che succede. E parla di «preoccupato stupore» anche il commissario all’Economia della Commissione europea, Paolo Gentiloni. Dal punto di vista della grammatica istituzionale, la decisione di Mario Draghi non fa una piega: era nato per guidare una maggioranza di «unità nazionale». Venendo meno uno dei «soci fondatori» del suo governo, non poteva che trarne le conseguenze. Ma è altrettanto corretta la mossa del Quirinale, che ha respinto le dimissioni e ha di fatto rinviato il premier davanti alle Camere, in Parlamento mercoledì prossimo, per verificare se ha ancora la fiducia oppure no. Forse davvero l'ultima chiamata per evitare in extremis le elezioni anticipate. Ma, al di là delle sempre possibili alchimie politiche dei prossimi giorni, la realtà è che ci ritroviamo senza una guida (per di più autorevolmente riconosciuta a livello internazionale) in un momento particolarmente delicato per le nostre tasche. A fine mese, ad esempio, avrebbe dovuto essere varato il decreto per alleggerire le bollette di luce e gas di almeno 10 miliardi di euro. C'era in cantiere il primo modulo del taglio al cuneo fiscale (altri 100 euro in più in busta paga per redditi fino a 35 mila euro). Per non parlare poi della tabella di marcia del Pnrr: entro fine anno dobbiamo fare almeno altre 55 azioni per ottenere da Bruxelles la terza rata di 21 miliardi. Ma l'elenco potrebbe continuare a lungo: salario minimo, crisi energetica, lotta all'inflazione, rinnovo dei contratti, legge di bilancio, riforma delle pensioni... Un'agenda che farebbe tremare le vene a un governo nel pieno dei suoi poteri. E che ora rischia di essere completamente travolta e stravolta dagli eventi della politica. Certo, una crisi di governo non è mai una buona notizia. Soprattutto per il suo carico di incertezze che influisce negativamente sui mercati e alimenta le tentazioni degli speculatori. Ma, ora, quello che serve è soprattutto chiarezza, per arrivare alla fine della legislatura con i tempi giusti e con la forza di fare le cose che servono davvero al Paese. È questa l'unica bussola che oggi servirebbe davvero alla politica. È toccato ancora una volta al Presidente della Repubblica indicare la strada più corretta istituzionalmente e più vicina agli interessi dei cittadini e delle imprese. Adesso spetta ai partiti fare il resto e a Draghi prenderne atto.