Una occasione da non perdere

L'Expo apre i battenti e l'ottimismo è d'obbligo. È troppo importante infatti ridare fiato a un Paese provato dalla crisi - e che ha imboccato la ripresa in modo contraddittorio (ieri la nuova gelata dell'occupazione...) - per mettere il dito nella piaga su ritardi e mazzette.
E dunque salutiamo con speranza il taglio del nastro di una rassegna dai numeri eccezionali: oltre un miliardo di euro di investimenti, 140 Paesi presenti e una previsione di 20 milioni di visitatori nei mesi di apertura.
Mai come oggi l'Italia e il «made in Italy» ha la possibilità di mettersi in mostra esibendo davvero tutto assieme (arte, cultura, turismo, alimentare ed industria): una strategia vincente che altri Paesi come la Francia attuano da anni, e che giova all'ammagine della nazione ed alle esportazioni. Una strategia che per noi sembra «mission impossibile».
Se gran parte dei cinesi pensa che il vino sia solo francese e le auto solo tedesche ciò non dipende dalla qualità dei nostri prodotti, ma dalla colpevole assenza di una grande regia nazionale nella promozione e nel sostegno alle imprese italiane. Viceversa, però, se gran parte dei nostri prodotti vincono all'estero ciò non è dovuto alla «bacchetta magica», ma agli sforzi dei nostri imprenditori che - da soli - affrontano la difficilissima sfida della globalizzazione.
In questo senso l'Expo diventa occasione unica, irripetibile e straordinaria per recuperare rispetto al passato. Con effetti sulla nostra economia - e dunque sul lavoro - che potrebbero andare ben oltre il periodo di apertura dell'esposizione universale.
Detto questo, è sacrosanto aggiungere che sposare l'ottimismo e cercare di vedere solo il bicchiere mezzo pieno non significa chiudere gli occhi e dimenticare come si è arrivati a questa inaugurazione. Intanto non tutti i padiglioni sono finiti; come pure le infrastrutture debbono essere ancora messe alla prova. E poi c'è da capire se quella politica rissosa, piratesca e corrotta che negli anni di avvicinamento all'Expo ha dato il peggio di sé sia da ora in poi all'altezza dell'evento. Noi ci auguriamo di sì. Fosse solo perché tutto il mondo ci guarda, ed alla luce del sole è più difficile fare i propri «affarucci». O più semplicemente perché la torta è già stata divisa.
Ma torniamo all'ottimismo. Ed allora è giusto ricordare quanto ci sia della nostra provincia nell'Expo. Quanto i prodotti, l'ingegno e la nostra creatività contribuiscano al successo della manifestazione. Con l'auspicio di vedere anche nelle nostre strade i tanti visitatori che sbarcheranno a Milano.

MAURIZIO CATTANEO