La reazione

Una sorella e il dolore collettivo

di Bonifacio Pignatti

Quale meccanismo è scattato per rendere collettivo il dolore, l’emozione e il coinvolgimento che stanno percorrendo l’Italia in piazze piene di persone, fiaccolate, dibattiti? Perché l’omicidio di Giulia Cecchettin sembra aver toccato una corda tesa su un confine non più valicabile? Perchè è successo ora e non per altri casi? La vicenda di Giulia e Filippo ha risvegliato sentimenti profondi, toccato le paure che in tante famiglie aleggiano senza produrre parole o riflessioni. Possono essere figli di tutti noi, Giulia e Filippo, e nelle ore buie e senza notizie tutti hanno coltivato la speranza pensando (anche) ai propri ragazzi, almeno fino a quando è stato legittimo sperare. Fino a quando sulle ipotesi di cosa fosse successo s’è alzato il sipario sulla realtà. Ma è solo il corpo di Giulia che infine la testimonia, perché il mondo tecnologico-virtuale delle telecamere e delle celle del telefonino si riempie di contenuti e conferme solo quando appare la scena più vera e cruda e ferocemente antica che si potesse immaginare, il cadavere di Giulia in un dirupo di montagna. Elena, la sorella di Giulia, è un personaggio chiave in questa storia. Perché Elena ha rotto la scaletta di tante (troppe) storie come questa cancellando ad alta voce lo slogan «per non dimenticare» e «perché non succeda mai più», introducendo una vera e propria chiamata alla reazione pubblica, comunitaria, popolare. Non dice di non perdonare, dice di «bruciare tutto». Chiama tutti a reagire, a cambiare le regole, a rivedere il modello maschile. Da una ventenne, un messaggio di potenza inaudita che interroga tutti. È stata Elena a irrompere nella drammatica ripetitività della conta dei femminicidi e dei tentativi di capire il perchè, è stata lei a dire: fate rumore per Giulia. Perchè se non si urla ora, quando? Che lei sia una Antigone dei nostri giorni, come si è detto, oppure che abbia raccolto nella sua figura esile e sputato fuori le emozioni e le indignazioni di un mondo silente e attonito secondo un codice comunicativo imprevisto e quasi rivoluzionario, questa forse è stata la svolta. Una ragazzina che ha perso la madre da pochi mesi e la sorella da poche ore è l’eroina che riscatta le donne e le fa vincere, che guida gli uomini nelle piazze contro il maschilismo, che trasforma il silenzio in grida e le sue parole in slogan adottati da tutti, che condanna al vituperio il consigliere regionale che la accusa di posizioni ideologiche, che seppellisce i distinguo dicendo che chi uccide una donna inerme è un mostro. Ma anche che il mostro siamo noi, non esistono i buoni e i cattivi, il virus è nelle nostre case. Sarà questa ragazzina lo spartiacque? Sarà davvero il suo racconto della storia di Giulia e Filippo a smuovere la coscienza collettiva?

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