IL DIBATTITO

Vaccino e libertà dividersi fa male

Dividersi su quanto rendere obbligatorio il vaccino non è assurdo: è inutile. A stabilire i nuovi criteri perché il certificato verde diventi sempre più il lasciapassare di cittadini liberi dal Covid e consapevoli del pericolo della pandemia, non è Emmanuel Macron, che in Francia sta imponendo regole ferree di modello per l’Europa. Non è neppure la stravagante polemica a parti invertite in Italia. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, rappresentanti di una destra che per tradizione politica ha il culto della legge, dell’ordine e dei doveri, contestano, invece, l’eccesso di obblighi. Enrico Letta e la sinistra, che per storia politica difendono i diritti e si battono contro i più forti, esigono, invece, grande rigore dallo Stato. Com’era ovvio, il virus ha fatto saltare ogni ideologia: il dibattito è diventato surreale. Eppure, il testo che il governo sta preparando, non può dipendere dalle opposte paure di destra e sinistra. A decidere sui requisiti per salvaguardare la salute e valorizzare la libertà, sono le gravi varianti in ballo, dalla Delta in giù, gli esiti molto incoraggianti della metà e oltre della popolazione italiana immunizzata e il principio, morale prima che giuridico, che la tua libertà non può sacrificare la mia. Chi, nonostante l’evidenza dei malati, dei morti e della scienza, ancora non ci crede, forse ci ripenserà, se vedrà i vantaggi civici e sociali dall’avere oppure no il certificato verde. In questo momento lo sforzo immenso di un’intera nazione non può essere vanificato. La libertà di vaccinarsi oggi s’è capovolta: vaccinarsi è la libertà.

Federico Guiglia

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