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Esposti-Delfino: rapporto pericoloso

di Wilma Petenzi
IN AULA. Davanti ai giudici bresciani un militante del movimento fascista degli anni ’70 ha ricordato i presunti rapporti del capitano dell’Arma con l’estrema destra

Per Ettore Malcangi, il milanese ucciso a Pian del Rascino fu giustiziato perchè non mise la bomba in piazza Loggia
ROBERTO DI MARTINO

 Ettore Malcangi è stato sentito per l’intero pomeriggio dai giudici della corte d’assise di Brescia FOTOLIVE
Ettore Malcangi è stato sentito per l’intero pomeriggio dai giudici della corte d’assise di Brescia FOTOLIVE

 Ettore Malcangi è stato sentito per l’intero pomeriggio dai giudici della corte d’assise di Brescia FOTOLIVE
Ettore Malcangi è stato sentito per l’intero pomeriggio dai giudici della corte d’assise di Brescia FOTOLIVE

Giancarlo Esposti, morto il 30 maggio del 1974 a Pian del Rascino, era molto legato al capitano dei carabinieri Francesco Delfino. E con il nome di copertura «Palinuro», l'allora capitano dei carabinieri Delfino, era in contatto con le Sam, le squadre di azione Mussolini, per procurare tesserini dell'Arma e divise nel caso si dovessero organizzare alcune evasioni. Ma l'amicizia con Delfino non bastò a salvare la vita a Esposti: nell'ambiente della destra milanese si diceva che venne ucciso perchè non volle mettere la bomba in piazza della Loggia.
A PARLARE del presunto rapporto tra il capitano Delfino, dipinto come un «ufficiale golpista» e le Sam di Esposti, Ettore Malcangi, legato negli anni Settanta alle squadre di Mussolini, compagno di latitanza di Carlo Digilio a Villa D'Adda e a Santo Domingo e che candidamente ha ammesso di aver trattato l'acquisto di quattro barre di uranio da 13 chili l'una. Malcangi è stato sentito ieri dalla corte d'assise di Brescia nel corso del processo a Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi e Pino Rauti accusati della strage del 28 maggio 1974.
Il teste conosceva bene Esposti e i due, come testimoniato ieri in aula, vennero incaricati all'inizio del '74 da Giuliano Bovolato delle Sam, di reperire armi per almeno 40mila uomini, che dovevano essere armati di tutto punto per un colpo di Stato. «Io mi sono dato da fare e avevo ottenuto contatti con alcuni commercianti d'armi del Belgio: i prezzi erano buoni, centomila lire per una pistola, 250 mila lire per un mitra. Era un affare, ma quando doveva arrivare la prima partita di prova Bovolato mi disse che non c'erano più i soldi. Feci una pessima figura con i commercianti e rischiai anche grosso e per questo motivo mi allontanai dalle Sam. So che Esposti trovò un canale romano per le armi, ma poi entrò in contatto con commercianti jugoslavi e si spostò verso la costa adriatica. A questo punto informò Milano da dove partì una segnalazione per i carabinieri di Roma e di Rieti, poi il 30 maggio venne giustiziato». Chi fu a telefonare? hanno chiesto i difensori. «Un detto spagnolo dice che è "il capo che ti frega"» ha risposto Malcangi alludendo a «Bovolato o a qualcuno molto vicino».
Malcangi ha evidenziato nella sua testimonianza il rapporto tra Esposti e Delfino: «Si incontravano a Milano alla caserma dei carabinieri di via Moscova. So che Esposti e "Palinuro" si incontrarono nell'aprile del '74 per parlare dei programmi delle Sam; credo che i due avessero avuto dei contrasti durante quell'incontro». Per Malcangi Esposti venne ucciso a Pian del Rascino «perchè si rifiutò di mettere la bomba in piazza della Loggia». Il testimone è certo che Esposti non avrebbe mai fatto un attentato contro i carabinieri: «Dove venne messa la bomba di solito c'erano i carabinieri, non dovevano morire cittadini».
Sui giornali del 30 maggio venne pubblicato l'identikit di un sospetto per l'attentato a Brescia, rimandava a Esposti: «Ma all'epoca aveva la barba già da mesi, l'identikit era sicuramente preso da una foto segnaletica. Gli dientikit sono cose molto misteriose, non sono come vengano fatti».
Secondo la ricostruzione della procura, basata sui contributi di Carlo Digilio (morto nel 2005) e di Maurizio Tramonte (poi ritrattate) la bomba infilata nel cestino di piazza della Loggia venne consegnata da Marcello Soffiati a Milano alle Sam. «Ho saputo negli ambienti della destra - ha precisato Malcangi - che l'ipotesi più probabile della morte di Esposti era questa: si rifiutò di mettere la bomba a Brescia».
SOLO UN'IPOTESI, ma finora nei precedenti interrogatori Malcangi era stato meno preciso, non aveva mai evidenziato quanto appreso nell'ambiente della destra milanese sulla possibile causa della morte di Esposti.
Malcangi si è soffermato anche sulla figura di Carlo Digilio, con cui rimase latitante dall'ottobre dell'83 fino all'85 a Villa d'Adda e successivamente in centro e sud America. «Sapevo che era un esperto di armi e che era in grado di modificarle e produrle». A tal punto che il testimone ha ricordato la fabbrica realizzata in un convento di suore a Madrid, come gli venne raccontato da Digilio, in cui doveva essere fabbricata una pistola-mitragliatrice molto economica. Digilio era l'organizzatore tecnico della produzione spagnola: la fabbrica venne rasa al suolo dal governo spagnolo.
Dall'udienza, per l'accusa, sarebbero venute ulteriori conferme al quadro accusatorio: l'attentato in piazza della Loggia, costato la vita di otto persone, fu organizzato dall'estrema destra con la collaborazione dei servizi segreti deviati.

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