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«Esposti e Buzzi coinvolti nella strage di Brescia»

di Wilma Petenzi
IL PROCESSO. Alla ventisettesima udienza in Corte d’assise, parla un collaboratore di giustizia che ha raccolto in cella le confidenze di neofascisti e brigatisti

Per Giuseppe Albanese era risaputo il rapporto del bresciano con l’allora capitano dell’Arma Delfino

 La corte d’assise di Brescia chiamata a giudicare sei imputati per concorso in strage FOTOLIVE|
 I pubblici ministeri Francesco Piantoni e Roberto Di Martino<BR>
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 I pubblici ministeri Francesco Piantoni e Roberto Di Martino<BR>
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«Ermanno Buzzi, Giancarlo Esposti e altri camerati veneti e lombardi erano coinvolti nella strage di piazza della Loggia».
È LA TESTIMONIANZA di Giuseppe Albanese, collaboratore di giustizia, vicino ai sessant'anni, che nei carcere di Porto Azzurro e dell'Asinara ha diviso la cella con i massimi vertici dell'eversione di destra e di sinistra a focalizzare l'attenzione sulla strage del 28 maggio 1974, nonostante diversi accenni e divagazioni che vanno dalle informazioni apprese sul sequestro del presidente Aldo Moro alla «Rosa dei venti». Albanese in cella è rimasto per una trentina d'anni. Durante la sua permanenza forzata ha raccolto molte confidenze che i pm Roberto Di Martino e Francesco Piantoni ritengono molto interessanti.
Come affermazioni riferite da altri ieri i giudici della corte d'assise di Brescia hanno preso le rivelazioni di Albanese al processo a Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino, Pinto Rauti e Giovanni Maifredi accusati della strage bresciana. Quelle fornite da Albanese non sono informazioni di «prima mano», ma si tratta di cose rivelate da altri. Altri che non sono persone qualunque, ma Albanese ha condiviso la cella con Carlo Fumagalli, Pierluigi Concutelli, Antonino Rappetti.
Sono le rivelazioni di quest'ultimo a collegare Esposti ad alcuni ufficiali dell'Arma dei carabinieri. «Rappetti mi disse che Esposti aveva rapporti con i carabinieri della caserma di via della Moscova e non si aspettava che proprio i carabinieri lo uccidessero. Rappetti e anche altri dell'eversione nera parlavano sempre del capitano Delfino e del colonnello Palumbo. Dicevano che Esposti con i due ufficiali aveva un rapporto "cameratesco"».
Per avvalorare il suo racconto Rappetti mostrò anche due documenti a Albanese: «Mi fece vedere due fogli con un simbolo rettangolare rosso con la scritta "segreto", intestati al comando generale dei carabinieri di Milano. Il documento era una sorta di attestato di buona fede anticomunista di camerati tra cui Esposti e Gianni Nardi». Sempre Rappetti comunicò a Albanese la convinzione che Buzzi e Esposti fossero coinvolti nella strage e che proprio per questo motivo ci fu l'eliminazione».
DEL RAPPORTO con il capitano Delfino a Albanese parlò anche Carlo Fumagalli del Mar: «Mi disse che Delfino aveva lavorato bene dopo la strage perchè aveva convinto Ugo Bonati che voleva parlare con i magistrati a non dire quello che sapeva: il capitano gli offrì copertura, gli prospettò la possibilità di andare all'estero (Bonati è svanito nel nulla nel '79, ndr). So anche che Fumagalli e Concutelli scrivevano a un medico di Venezia».
Sempre dalle confidenze di Fumagalli albanese ha rivelato ai giudici che «il Mar riceveva finanziamenti da industriali italiani e anche dagli americani che stavano preparando un colpo di Stato».
Il ruolo di Ermanno Buzzi, ucciso nel carcere di Novara da Mario Tuti e Pierluigi Concutelli e assolto in appello dall'accusa di strage, per Albanese è rilevante: «Fu Buzzi, da quanto mi è stato raccontato, a utilizzare Esposti per la strage di Brescia e poi lo vendette al capitano Delfino». Ma non sarebbe solo la strage di Brescia a vedere Buzzi protagonista. «Concutelli mi disse che Buzzi era responsabile della morte di Silvio Ferrari».
E FU SEMPRE Concutelli a raccontare ad Albanese dell'attentato organizzato da Buzzi all'Arena di Verona, sempre nel '74: «Decise da solo di mettere un ordigno all'Arena con l'aiuto di due camerati, ma senza chiedere niente a nessuno. Voleva far saltare la bomba in occasione di un evento culturale. Concutelli intervenne, recuperò la bomba e uccise i due camerati che avevano aiutato Buzzi. Il bresciano non venne ucciso perchè era considerato pericoloso, perchè Concutelli temeva che avesse lasciato qualche memoria scritta».

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