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Gian Francesco Tomasoni

di Natalia Danesi

 L’assessore all’Agricoltura Gian Francesco Tomasoni nell’ufficio di viale Bornata FOTOLIVE
L’assessore all’Agricoltura Gian Francesco Tomasoni nell’ufficio di viale Bornata FOTOLIVE

 L’assessore all’Agricoltura Gian Francesco Tomasoni nell’ufficio di viale Bornata FOTOLIVE
L’assessore all’Agricoltura Gian Francesco Tomasoni nell’ufficio di viale Bornata FOTOLIVE

La parola chiave è «promozione». Farà bene al rilancio del territorio, farà bene agli agricoltori e, perchè no, anche ai cittadini bresciani che potranno consumare prodotti di qualità. Ne è convinto Gian Francesco Tomasoni, riconfermato assessore provinciale con delega all'Agricoltura, Agriturismo e Alimentazione.
Assessore, è uno dei pochi che ha mantenuto l'identica delega che aveva nella giunta Cavalli. Questione di merito?
«Non credo. È questione di giochi e di peso politico, più che altro. Ci sono colleghi che hanno le mie stesse capacità. Io, per conto mio, continuerò comunque con il lavoro iniziato due anni fa e ringrazio per avermene dato la possibilità il presidente e gli elettori che hanno riconfermato il Pdl come primo partito di Brescia».
Lei è subentrato all'assessore Sergio Grazioli. Cosa è cambiato rispetto a due anni fa?
«Devo dire che quando sono arrivato non ero digiuno, la materia la conoscevo già. In Broletto per tre anni ho lavorato da presidente della Commissione Agricoltura. Vengo da una famiglia che ha origini agricole anche se, certo, conosco meglio l'aspetto culturale di quello tecnico. Credo di avere riallacciato i rapporti con il mondo agricolo che nel Bresciano conta ben 11 mila aziende. Quando sono arrivato all'agricoltura, l'assessore nel suo "castelletto" non parlava con nessuno. Non solo. Abbiamo cercato con grave difficoltà di sburocratizzare le pratiche: i funzionari cercano di lavorare in modo più collaborativo possibile con i produttori agricoli, con una visione diversa dal passato».
Su quali partite siete impegnatin questo momento?
«Quella dei contributi per i danni della vescicolare l'abbiamo chiusa dignitosamente. Quest'anno stiamo affrontando il problema molto grave della direttiva nitrati: la Provincia non ha competenza diretta, ma l'intenzione è riuscire ad offrire ai comuni la nostra professionalità. La normativa in materia è vecchia, costruita su criteri di valutazione che penalizzano le nostre aziende, in una provincia che conta un milione e 300 mila suini e 900 mila bovini. Floride imprese zootecniche in Emilia Romagna sono strate costrette ad emigrare. Noi dobbiamo trovare una soluzione diversa al problema. Ci sono poi altre emergenze, penso alla diabrotica del mais, per la quale è stata avviata nei giorni scorsi la possibilità di depositare le segnalazioni. Se gli agricoltori hanno subito danni possono garci pervenire una scheda: saremo il tramite con la Regione».
Il settore agricolo bresciano comincia, secondo lei, a percepire il tema dell'innovazione?
«L'agricoltura bresciana è la prima nazionale ma ci sono molte distinzioni. Si va dall'azienda supertecnologica della Bassa in cui solo quattro persone sono sufficienti per gestire 20mila suini. Fino al singolo imprenditore agricolo con due ettari di terra. Ognuno ha le sue esigenze. È un settore molto vario nel quale, però, emergono spesso i personalismi. Adesso, poi, le cose sono molto cambiate. Le imprese si sono messe al passo con i tempi, il che è stato costoso. Ma molto ancora resta da fare in materia di sicurezza».
Come riesce la Provincia a dare una mano a queste imprese?
«La Provincia ha un ruolo molto operativo. La Regione ha delegato a noi l'istruttoria di tutte le pratiche per l'erogazione di contributi. I controlli e le valutazioni vengono effettuate qui da uno staff di una settantina di persone. Nell'ambito del piano di sviluppo rurale 2007 - 2013, per esempio, sono pervenute 970 domande di cui 785 sono state finanziate: circa l'81 per cento del totale. In termini finanziari, l'importo ammesso a finanziamento ammonta ad oltre 23 milioni».
Si parla molto di crisi. Il presidente Molgora ribadisce costantemente l'impegno per sostenere le aziende colpite dalla crisi. Ma il settore agricolo?
«Il momento è molto difficile. Purtroppo il Broletto non ha competenze dirette, ma può sempre avere la funzione di interlocutore istituzionale. Un esempio? Abbiamo aiutato a fissare il prezzo del latte a 0,37. Alcuni hanno criticato questa scelta, dicevano che era troppo basso, ma oggi farebbero tutti i salti per prendere 0,30. Ecco, come questa vicenda potrebbero essercene altre. Il nostro assessorato farà in modo di sostenere le richieste delle associazioni di categoria. Per esempio ora è molto forte il tema dell'etichettatura che mostri l'intera filiera del prodotto. Possiamo solo questo, avere un ruolo politico. E fare in modo che le richieste di contributi vengano soddisfatte in tempi giusti e in modo corretto».
Qual è il suo progetto di punta per i prossimi cinque anni?
«Di idee ce ne sono molte ma le risorse in questo momento sono davvero scarse. Bisognerebbe lavorare di più per la promozione dei prodotti, del territorio e dell'ospitalità. La maggioranza dei bresciani non sa che la nostra è la prima provincia agricola italiana. Per esempio, si è fatta molta polemica sul Gran trofeo della Ristorazione di Aliment, nel quale i ragazzi concorrono utilizzando prodotti bresciani. Abbiamo speso molto, ma credo che i soldi per la promozione siano sempre spesi bene».
Oltre alle deleghe sull'agricoltura e l'alimentazione, lei ha anche quella sugli agriturismi. Come intende muoversi?
«Lo stesso lavoro di promozione e rilancio mi piacerebbe farlo anche sugli agriturismi, di cui ho la delega, anche alla luce dell'ultima legge regionale. La qualità è già in continuo, progressivo miglioramento penso tuttavia che si possa fare ancora di più e ancora meglio. Su questo punto, mi piacerebbe avere con il presidente un'interlocuzione superiore. Lui ha mantenuto la delega al Turismo, e credo che raccordando i nostri settori si possa fare ancora di più e ancora meglio».

LA BIOGRAFIA. Gian Francesco Tomasoni è nato a Coccaglio il 1

settembre del 1954 da mamma insegnante e papà agente di commercio. E' sposato con due figli e vive a Cazzago.  La sua carriera politica è iniziata nella Democrazia Cristiana per poi  approdare dal 1994 in Forza Italia. È in Broletto ormai da una decina di  anni, e per due ha fatto l’assessore all’Agricoltura. imprenditore nel campo  immobiliare, ma da tempo ha messo da parte il suo lavoro per dedicarsi al  suo ruolo istituzionale.

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