Centrali a biomassa l'ecologia fa fumo

La Leonessa
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Dove la gestione della filiera forestale è una cosa seria, ovvero appena al di là del confine col Trentino Alto Adige, le centrali a biomassa sono un segmento funzionante di un sistema che lo è altrettanto. Da questa parte del confine, invece, i problemi non mancano. Anche adesso che, teoricamente, dovrebbe esserci una sovrabbondanza di risorse da impiegare nella produzione energetica. I problemi li ha per esempio la centrale di Marmentino. Collocato nel mezzo dell’alta Valtrompia alle prese, come molte altre aree prealpine e alpine, con la catastrofe del bostrico, l’impianto dovrebbe avere teoricamente accesso al legno cippato dei tanti abeti rossi del territorio già uccisi dal parassita e di quelli che, purtroppo, già attaccati è necessario abbattere per evitare che l’infestazione si propaghi. Il cippato locale sarebbe ovviamente anche più economico per via dei costi di trasporto ridotti, ma non capita spesso che alimenti seriamente le caldaie. Bisogna acquistarlo altrove per un problema di capacità di lavorazione: le imprese forestali conquistano gli appalti per taglio e trasformazione, ma poi non riescono a mantenere un ritmo produttivo adeguato. E così la circolarità diventa quadrata, e i vantaggi ecologici diventano fumo: quello di scarico dei camion.

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