Cinema degli oratori riscatto e amarcord

Una volta li chiamavamo cinema degli oratori. Fedeli allo slogan «un grande schermo per ogni campanile», dal dopoguerra hanno accompagnato l’alfabetizzazione di un Paese che rinasceva. Nel 1955 l’Acec – l’Associazione cattolica esercenti cinema - le sale cinematografiche parrocchiali erano 5.500. Poi il lento, ma inesorabile declino fino alla spallata decisiva inferta da pay tv, sistemi digitali in 3D, multisale e lockdown. Ma le parrocchie sanno come poche altre istituzioni cogliere i cambiamenti e adeguarsi al futuro. La riscossa dei cinema degli oratori è partita ad ogni latitudine della provincia. L’ultimo esempio a Ospitaletto dove dopo vent’anni di blackout si torneranno a proiettare film nel Teatro Agorà. E il parroco don Adriano Bianchi, forte di una programmazione di alto livello, lancia la sfida: «sfateremo i luoghi comuni sui cinema dell’oratorio». Già, ma quei luoghi comuni per gli over 50 sono ricordi indelebili di sedie di legno scomode, bicchieri di spuma gelata, cartocci di caramelle, film in bianco nero noiosi, brusio di fondo e proiettori scadenti riavviati a colpi di manate dal sacrestano proiezionista. Un mondo romantico cancellato dell’era digitale.