Fra piccioni e falchi lo zoo della politica

La Leonessa
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Si sta col naso all'insù, ma attenzione a non inciampare quaggiù. Altro che voli pindarici! San Felice rischiava di scivolare nel guano del suo castello di Portese, imprevisto inglorioso evitato grazie ai falchi che hanno cacciato i piccioni. La guerra di volatili per liberare la fortezza gardesana scatena un immaginario bambino, rievocando quei documentari-tv che si guardavano da piccoli sperando sempre che diventassero più simili a un'avventura di Sandokan e Yanez (per evitare, in quel caso, l'abbiocco incipiente).Non succedeva mai, purtroppo.Gli animali sono l'allegoria del mondo, fin dall'antichità. E come non pensare oggi al castello della politica italiana alle prese con l'elezione del Presidente della Repubblica, con i falchi tiratori (altrimenti detti franchi) e i piccioni (absit iniuria verbis) che si dibattono fra candidature sempre più fragili. Non sorprende che in un simile contesto spunti pure un'«operazione scoiattolo», appena partorita dalla fantasia di chi i documentari sugli animali li trasmetteva con le sue televisioni. Più che al Quirinale pare di essere allo zoo. Uno di quelli che al castello di Brescia sono banditi da più di trent'anni.