La musica è finita almeno a Lumezzane

E chissà se frugando bene fra i ventimila Cd e i tremila dischi in vinile adesso finiti in svendita, liquidazione totale per cessata attività, salterà fuori anche una copia della colonna sonora ideale di questo momento, triste se non tristissimo: «La musica è finita, gli amici se ne vanno», cantava la Vanoni nel ’67 in quella canzone che il Califfo e Califano e Umberto Bindi composero a imperitura gloria. Perché almeno a Lumezzane e dintorni la musica è (quasi finita): chiude il negozio di Vins, l’unica bottega di dischi della zona, piegata da lockdown, bollette, costi di un gioco che non vale più la candela, la pena di alzare ogni mattina la saracinesca. Per questo, come per tanti piccoli negozi di eccelsa qualità è stata impari la lotta contro le ingiurie del presente. C’è la musica che oggi si «scarica», gli acquisti che si fanno on-line, ma non è stato questo. Perché Vins è un negozio di culto per chi ama e i dischi: la clientela c’è, e farà incetta di tesori alla vendita finale, ma sono state le condizioni generali a peggiorare. Troppo. Signori, si chiude, trasformando l’addio in una festa, cercando ora di far uscire dal magazzino ed entrare nelle case di tante persone tutti quei dischi. «Nascondendo la malinconia sotto l’ombra di un sorriso», dice la canzone.