Non disturbate più le sacre gregnàpole

È in dialetto bresciano la «gregnàpola», e già dal nome che abbiamo affibbiato a questi animali nella lingua che parliamo quando parliamo come mangiamo, si capisce che di pipistrelli non abbiamo mai capito niente. Un nome che suona disarmonico e sgradevole, descrittivo anche foneticamente di creature che vediamo dal ghigno beffardo, entità di inavvicinabile raccapriccio e di maligna bruttitudine, le gregnàpole, qualcosa di repellente solo a sentirne il nome. Questo ci dice la denominazione bresciana della specie: come li vedevano i nostri antenati prima e oggi noi. E invece dei pipistrelli, per chi ha superato il concetto «animale uguale bestia» cogliendo la bellezza peculiare di ogni abitante del Creato e apprezzando la funzione nel mondo di questi tenebrosi mammiferi volanti, non si può essere altro che incantati ammiratori. Bene hanno fatto a Prevalle a chiudere e regolamentare (per umani e umanoidi) l’ingresso al Buco del Frate, grotta magnifica che è la casa di una vasta popolazione di pipistrelli di varie specie. Perché è la loro casa, e noi bipedi abbiamo molti altri posti dove andare: il viavai in grotta, bellissima da visitare per carità, non era il massimo per i suoi residenti naturali. Non sono «gregnàpole», ma legittimi abitanti del mondo.