Se la sanità tarpa le ali alle gicogne

La Leonessa
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Tornare a riempire le culle. Lo ha invocato Papa Francesco, lo ha ribadito il premier senza macchia e senza paura Mario Draghi. Ma per contrastare il calo demografico non basta l’assegno unico per i figli. Se alle cicogne vengono tarpate le ali «dirottandole» su ospedali lontani anni luce delle aspiranti mamme, la maternità rischia di diventare un miraggio. Emblematico il caso di Iseo dove la Regione con una mano sventola gonfiandosi orgogliosamente il petto, la riforma della sanità post-Covid definita con enfasi la panacea di tutti i mali e con l’altra chiude senza appello il punto nascite. La colpa del dipartimento materno sulle rive del Sebino? Non aver superato la soglia dei 500 parti annui chiesta per rendere finanziariamente compatibile il reparto. Viene il dubbio che la lezione della pandemia arginata a fatica a causa dei tagli alla sanità non sia servita ai funzionari di Milano. Ci sono molti servizi pubblici congenitamente in perdita, ma che non si possono per questo sopprimere a meno di negare i diritti di disabili, ammalati cronici, persone disagiate, anziani, delle aspiranti mamme e della speranza di vita che portano in grembo. Servizi che chi paga le tasse pretende siano garantiti a prescindere dal rapporto costi-benefici.

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