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Peli: «Scuola, stop ai nuovi indirizzi»

di Natalia Danesi
ISTRUZIONE. Dopo l’insediamento, l’assessore ha avviato gli incontri con i dirigenti e i vertici dell’Usp, in vista della razionalizzazione voluta dalla riforma Gelmini

«Superiori: entro fine ottobre il quadro della revisione Più dignità agli istituti di provincia. "Campus"? Da rivedere»

 L’assessore alla Pubblica Istruzione e alla Famiglia, Aristide Peli, nell’ufficio di via Fontane FOTOLIVE
L’assessore alla Pubblica Istruzione e alla Famiglia, Aristide Peli, nell’ufficio di via Fontane FOTOLIVE

 L’assessore alla Pubblica Istruzione e alla Famiglia, Aristide Peli, nell’ufficio di via Fontane FOTOLIVE
L’assessore alla Pubblica Istruzione e alla Famiglia, Aristide Peli, nell’ufficio di via Fontane FOTOLIVE

Forse perché dopo l'esperienza da vicepresidente nella giunta Cavalli ormai si è fatto le ossa, il nuovo presidente della Provincia Daniele Molgora ha dato in mano ad Aristide Peli due tra le deleghe più scomode: l'Istruzione e i Servizi Sociali. In tempi di crisi e di tagli, l'assessore leghista avrà nei prossimi mesi il suo bel da fare. L'impegno per l'attuazione della riforma Gelmini, soprattutto, si preannuncia tra i più delicati. Anche politicamente.
Assessore, fino a poche settimane fa si occupava di attività produttive. Come si trova in questo nuovo ruolo?
«Un po'di esperienza su cui contare ce l'ho ma molte cose sono nuove, e c'è da fare. Entro fine ottobre la Provincia dovrà predisporre la riorganizzazione degli indirizzi per l'anno scolastico 2010 - 2011 in attuazione della riforma Gelmini. Perciò in questi giorni sto incontrando i dirigenti e la nuova dirigente dell'Usp. Vorremmo che loro ci proponessero una razionalizzazione».
In quale direzione va l'impegno della Provincia?
«Per il 2010 - 2011, innanzitutto, non ci saranno nuovi indirizzi. Crediamo sia arrivato il momento di puntare sull'identità delle singole scuole. Non è più possibile che in uno stesso istituto ci sia un po'di tutto, dal liceo alla ragioneria. Finora i dirigenti scolastici hanno pensato soprattutto ai numeri. Ora non conta più la quantità ma la qualità».
Basta, quindi, con la «moltiplicazione» degli indirizzi...
«Sì. È un fenomeno che si verifica soprattutto in città ma anche in provincia. Basti pensare che in Franciacorta ci sono cinque licei scientifici. E la beffa qual è? Che molti studenti comunque prendono l'autobus per venire a scuola a Brescia, credono sia più prestigioso. Loro spendono tempo, e noi spendiamo soldi per potenziare i trasporti. Non va bene. Gli istituti del territorio devono avere la dignità che hanno quelli della città».
Non crede che questa riorganizzazione potrà essere «traumatica» per le famiglie, gli studenti, i dirigenti scolastici?
«Sarà graduale. Non si potrà fare nel primo anno, ma in tre o quattro anni sì. Chi segue un indirizzo non dovrà avere in mano un pezzo di carta, ma un bagaglio culturale che gli consenta di andare all'università o di inserirsi nel mondo del lavoro. Della riforma Gelmini apprezzo soprattutto che guarda alla qualità. Con i dirigenti condivideremo le difficoltà legittime ma spiegheremo loro che ci saranno cambiamenti positivi, da accettare. Alle famiglie chiederemo di valutare attentamente le proposte prima di formulare un giudizio».
La aspetta un momento di concertazione non semplice. Una bella sfida per un uomo della Lega Nord, che oggi si vanta di essere il partito più vicino alla gente...
«Stare nei settori "appannaggio" della sinistra mi spingerà a lavorare ancora meglio. Mi auguro solo che il mondo della scuola capisca che questa crisi il mondo lo cambierà davvero. Per conto nostro, non potremo permetterci di investire su nuove strutture. Punteremo sulle sedi uniche».
Tra gli aspetti più criticati della politica del ministro Gelmini c'è l'attenzione per le paritarie, da qualcuno giudicata eccessiva...
«Io sono sempre stato un "fan" della scuola pubblica, anche se le paritarie hanno il pregio di tenere più sotto controllo gli studenti. Nella mia programmazione non posso certo far finta che le paritarie non esistano. Anche perché sono una risorsa e uno stimolo per le statali per far bene».
Sull'orientamento il Broletto ha sempre lavorato molto. Andrete avanti nella stessa direzione?
«Stiamo valutando se rinnovare l'impegno di Connessione Campus, che ha costi non indifferenti ed è una vetrina soprattutto per la città. Quest'anno tuttavia potrebbe essere utile per spiegare agli studenti come saranno riorganizzati gli indirizzi. L'intenzione è mantenerla, ma dare rilievo ai territori della provincia».
Dalla delega al lavoro a quella all'istruzione, il passo è stato breve. C'è qualcosa che si porta della sua esperienza passata nella giunta Cavalli?
«Ho imparato che la formazione è fondamentale per l'ingresso nel mondo del lavoro. Molti ragazzi restano "a spasso" anche per due anni, quando hanno finito gli studi. La scuola bresciana è di qualità, ma va razionalizzata».

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