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«Cabinet of Curiosities», alla fiera dell’horror. Garantisce Guillermo del Toro

di Luca Canini
Il regista messicano nelle vesti di curatore, autore e presentatore della serie Netflix. In otto dietro alla macchina da presa per un'antologia di film da sessanta minuti che pesca nell'immaginario dell'ultimo secolo abbondante di terrore, brividi e sangue
«The Autopsy» diretto da David Prior, con protagonista F. Murray Abraham: uno degli episodi più riusciti
«The Autopsy» diretto da David Prior, con protagonista F. Murray Abraham: uno degli episodi più riusciti
«The Autopsy» diretto da David Prior, con protagonista F. Murray Abraham: uno degli episodi più riusciti
«The Autopsy» diretto da David Prior, con protagonista F. Murray Abraham: uno degli episodi più riusciti

Le mode passano, i registi anche, ma di cinema horror non ce n’è mai abbastanza. Funziona sempre la paura in formato grande o piccolo schermo, fin dai tempi in cui i primi pionieri dei brividi di cellulosa capirono che tra spettri, castelli infestati, streghe, mostri e vampiri c’era di che divertirsi.

Lo sa bene Guillermo del Toro, quattro premi Oscar nel 2018 per «The Shape of Water» («La forma dell’acqua») ma salito alla ribalta soprattutto grazie alle bizzarrie fanta-orrifiche del pluripremiato «Il labirinto del fauno» (anno di grazia 2006).

Del Toro: un "giocoliere" del genere

Il regista messicano, da tempo ormai promosso ai piani alti della meglio Hollywood, è uno straordinario giocoliere del genere, capace di maneggiare con disinvoltura i più disparati immaginari: dai kaiju giapponesi evocati nel robo-apocalittico «Pacific Rim», alle pure suggestioni gotiche del recente «Nightmare Alley» (ingiustamente snobbato dai giurati dell’Academy nell’ultima notte delle stelle); dagli inferi corna e fiamme di «Hellboy», alle suggestioni rétro di «Crimson Peak».

Insomma, poco da stupirsi che Netflix abbia pensato a lui per «Cabinet of Curiosities», mini antologia di mediometraggi horror messa in streaming a ridosso di Halloween. Otto episodi da un’ora affidati alle cure di altrettanti registi, con del Toro nelle vesti di curatore, ispiratore, autore di due script e padrone di casa alla Hitchcock; o meglio ancora alla Rod Serling di «Twilight Zone» alias «Ai confini della realtà», la mitica rassegna del paranormale trasmessa in parte anche in Italia dalla Rai nei primi anni Sessanta.

La confezione è gustosa e il gioco funziona

Niente di nuovo sotto la luna rosso sangue della più spaventosa delle notti, d’accordo, ma la confezione è gustosa, il giochetto funziona e per chi frequenta chiese sconsacrate, obitori e cimiteri ci sono parecchie ossa da sgranocchiare. Il punto di forza è prima di tutto la varietà di approcci e stili.

Garantita da un ventaglio di autori che va da Panos Cosmatos ad Ana Lily Amirpour e David Prior, da Catherine Hardwicke (dietro alla macchina da presa per il fortunatissimo e deprecabilissimo «Twilight», trionfo vampiresco adolescenziale cucito addosso a Kristen Stewart) a Guillermo Navarro (il braccio destro di del Toro), da Vincenzo Natali (la mente responsabile del notevole «Cube») a Keith Thomas (che di recente si è preso la briga di mettere in piedi un remake del mitico «Firestarter» di Mark L. Lester, tratto da un racconto di Stephen King e nel 1984 primo passo nel cinema vero di una giovanissima Drew Barrymore).

Tutti insieme paurosamente per un’infilata di novelle che tirano in ballo spunti e citazioni da Edgar Allan Poe ed H.P. Lovecraft, dai classici anni Trenta usciti dalla fucina Universal, dai b-movie firmati William Castle, da Vincent Price, da John Carpenter, dall’espressionismo tedesco e dalle produzioni anni Ottanta grondanti interiora e cervella.

Ecco i momenti migliori

I momenti migliori? Applausi a scena aperta per «The Outside» di Amirpour, parabola sull’apparenza costruita attorno ai misteriosi poteri di una crema di bellezza (con un’irresistibile Kate Micucci).

Promosso a pieni voti anche il patinatissimo «The Viewing» di Cosmatos, trip in salsa anni Settanta dal taglio kubrickiano, con abbondanti dosi di musiche e sostanze sintetiche. Davvero a bersaglio, infine, «The Autopsy» di Prior, con il solito, magistrale F. Murray Abraham, puro distillato di terrore splatter dallo spazio profondo, e «The Murmuring» di Jennifer Kent, ectoplasmatica variazione sul classico tema degli spiriti intrappolati nella terra di mezzo tra l’aldiquà e l’aldilà, con una coppia in crisi messa a nudo dall’incontro con il paranormale

. Aspettando il suo «Pinocchio» animato (sbarco previsto per fine novembre sia in sala che su Netflix), l’ennesima conferma delle doti di incantantore - e di uomo di cinema a tutto tondo - di Giullermo del Toro.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA